Stando ai dati del report ADP, ad aprile 2026, il settore privato statunitense ha creato 109.000 posti di lavoro netti, il livello più alto da gennaio 2025 e superiore alle attese. I servizi hanno trainato l’occupazione con 94.000 nuovi impieghi, grazie soprattutto a istruzione e sanità, commercio/trasporti e attività finanziarie. Il comparto dei beni ha aggiunto 15.000 posti, principalmente nelle costruzioni. Grandi e piccole imprese assumono, mentre le quelle di dimensione media restano nel limbo.
Spiega Nela Richardson: le grandi imprese continuano ad assumere perché dispongono di più risorse (capitale, accesso al credito, strutture organizzative) per affrontare un contesto economico incerto. Le piccole imprese, invece, pur avendo meno mezzi, sono più “agili”: possono adattarsi rapidamente, cambiare strategia o cogliere nuove opportunità di mercato. Al contrario, le imprese di medie dimensioni mostrano “softness”, cioè debolezza: non hanno né la forza finanziaria delle grandi né la flessibilità delle piccole, quindi faticano di più ad assumere in un mercato del lavoro complesso e incerto.
Sul fronte dei salari la situazione rimane stabile. La crescita annua per chi cambia posto di lavoro resta al 6,6%, mentre per chi rimane nello stesso posto di lavoro l’incremento è sceso al 4,4%.
l dati di ADP evidenziano la resilienza del mercato del lavoro, nonostante l’incertezza economica e la minore crescita della forza lavoro legata a un calo dell’immigrazione.
Cina, per S&P Global il settore privato accelera ad aprile 2026
In Cina, ad aprile 2026, l’indice PMI composito elaborato da S&P Global è salito a 53,1 (da 51,5), indicando un’accelerazione dell’attività economica grazie a una crescita più sostenuta in manifattura e servizi. I nuovi ordini sono aumentati con maggiore vigore e il lavoro arretrato è cresciuto per il terzo mese consecutivo, segnalando una domanda solida. L’occupazione è rimasta pressoché stabile. Le pressioni sui costi si sono intensificate, con prezzi delle materie prime ai massimi da aprile 2022, spingendo le imprese manifatturiere ad aumentare i prezzi di vendita, mentre nel settore servizi non si registrano ricarichi sul prezzo finale.
Eurozona, a marzo 2026 prezzi alla produzione oltre le attese e sui massimi dal 2022.
A marzo 2026, i prezzi alla produzione nell’Eurozona sono aumentati del 3,4% su base mensile, invertendo il calo dello 0,6% di febbraio e superando leggermente le attese. Si tratta dell’incremento più marcato da agosto 2022, trainato soprattutto dal forte rialzo dell’energia (+11,1%), legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Contributi positivi sono arrivati anche dai beni intermedi (+0,7%), dai beni di consumo non durevoli (+0,3%) e, in misura più contenuta, da beni capitali e durevoli (+0,2% ciascuno). Al netto dell’energia, i prezzi sono saliti dello 0,5%. Su base annua, l’indice è cresciuto del 2,1%, tornando in territorio positivo e superando le previsioni.
Stati Uniti, crescita rendimenti governativi spingono tasso mutui trentennali.
Nella settimana conclusa il 1° maggio 2026, il tasso medio sui mutui trentennali negli Stati Uniti è salito al 6,45% dal 6,37% precedente, secondo la Mortgage Bankers Association. L’aumento riflette il rialzo dei rendimenti dei Treasury, sostenuto da incertezze geopolitiche e dallo stallo nei negoziati tra USA e Iran, oltre che dal rincaro dell’energia che alimenta attese di una stretta Fed. In questo contesto, le richieste totali di mutui sono diminuite del 4,4%, segnando il secondo calo settimanale consecutivo: rifinanziamenti -5,0% e domande per acquisto casa -3,7%.
Foto di StartupStockPhotos





