L’inflazione annua negli Stati Uniti è scesa al 2,7% a dicembre 2025, minimo da luglio e sotto le attese, in calo rispetto al 3,0% di settembre. Il rallentamento riflette soprattutto l’andamento dei prezzi core, cresciuti del 2,6% su base annua, vale a dire il minimo dal marzo del 2021. I dati di ottobre non sono disponibili a causa dello shutdown federale, per cui le variazioni mensili si riferiscono al periodo settembre-novembre. In due mesi il CPI è aumentato dello 0,2%, con rialzi contenuti per abitazione, energia e alimentari. Su base annua, l’energia ha segnato +4,2% e il cibo +2,6%, mentre alcune componenti discrezionali hanno mostrato cali.
Con questi numeri l’inflazione, seppur ancora oltre mezzo punto sopra il target Fed, sembra proseguire sulla strada della normalizzazione e potrebbe liberare spazio per più di un taglio dei tassi nel 2026.
Gran Bretagna, Bank of England taglia come da attese i tassi di interesse.
La Bank of England ha ridotto il riferimento di 25 punti base al 3,75%, minimo dal 2022, rispondendo al calo dell’inflazione e ai segnali di rallentamento economico. È il primo taglio dei tassi da agosto. Il board rimane diviso: cinque favorevoli, quattro contrari, un esito più combattuto rispetto alle attese che raffredda le aspettative di ulteriori riduzioni. Il board ha ribadito che le prossime mosse dipenderanno dall’evoluzione dell’inflazione e che la stretta monetaria è diminuita. L’inflazione è scesa al 3,2% a novembre, sotto le stime e con le pressioni sui salari in diminuzione, mentre il PIL ha registrato una seconda contrazione mensile.
Australia, aumentano aspettative di inflazione a fine anno.
In Australia le aspettative di inflazione dei consumatori sono salite al 4,7% a dicembre, dal 4,5% di novembre, segnalando pressioni sui prezzi diffuse e persistenti. L’aumento segue la decisione della Reserve Bank of Australia di mantenere il tasso ufficiale al 3,6% per la quarta riunione consecutiva. La governatrice Michele Bullock ha osservato che l’inflazione del terzo trimestre è risultata leggermente superiore alle attese, spinta da fattori temporanei ma anche elementi strutturali. L’inflazione annua è salita al 3,8% in ottobre, massimo da dieci mesi e sopra il target RBA.
Eurozona, banca centrale lascia tassi fermi. Lunga pausa in vista.
La BCE ha mantenuto invariati i tassi per la quarta riunione consecutiva a dicembre 2025, con il tasso di rifinanziamento principale al 2,15% e quello sui depositi al 2,0%, in linea con le attese. Il Consiglio ha ribadito un approccio prudente, basato sui dati e valutato riunione per riunione. Le nuove proiezioni indicano una crescita economica più solida rispetto a settembre, sostenuta soprattutto dalla domanda interna: il PIL è visto all’1,4% nel 2025, 1,2% nel 2026 e 1,4% nel 2027-2028. L’inflazione media è stimata al 2,1% nel 2025 e sotto il 2% nel triennio successivo, con una revisione al rialzo per il 2026 legata alla maggiore persistenza dei prezzi dei servizi.
Stati Uniti, mercato del lavoro.
Nessuna novità sul fronte dei sussidi di disoccupazione. La scorsa settimana le nuove richieste sono state 224 mila, leggermente sotto le attese ed in calo rispetto al rilevamento precedente. Stabile a 217 mila unità la media a 4 settimane, mentre i sussidi continuativi si fermano per la seconda settimana consecutiva sotto la soglia degli 1,9 milioni, ben al di sotto delle attese.
Stati Uniti, indice Philly Fed di dicembre.
Terzo mese consecutivo in negativo per l’indice dell’attività economica nell’area di Philadelphia. L’indicatore Fed si ferma a -10,2 punti, ben distante dalle attese del mercato (+3). Scomponendo il dato si notano però alcune buone notizie: occupazione, ordini e investimenti registrano sensibili miglioramenti rispetto alla lettura precedente, mentre la componente relativa ai costi di produzione scende sui minimi di giugno scorso.
Foto di Thomas Breher







