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TFR o fondo pensione: cosa scegliere prima del 1° luglio 2026

Dal prossimo luglio 2026 novità sulla destinazione del trattamento di fine rapporto (TFR) ad un fondo pensione. Per milioni di lavoratori la scelta diventa urgente.

In sintesi

  • Dal 1° luglio 2026 scatta il silenzio-assenso per i neoassunti del settore privato: senza una scelta esplicita entro 60 giorni dall’assunzione, il TFR va automaticamente al fondo pensione negoziale di categoria.
  • Per chi è già in forza senza aver mai scelto, la scadenza è il 31 dicembre 2026.
  • La scelta è irreversibile: una volta conferito al fondo, non si può tornare indietro.
  • Su 10 anni, le linee azionarie dei fondi pensione hanno reso tra il 4,5% e il 4,7% annuo, contro una rivalutazione del TFR del 2,6% (dati COVIP, marzo 2026).
  • Il vantaggio fiscale del fondo pensione è significativo: tassazione in uscita dal 15% al 9%, contro il 23-43% del TFR liquidato in azienda.

Cosa cambia dal 1° luglio 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una delle riforme più rilevanti degli ultimi anni in materia di previdenza complementare. Fino al 30 giugno, i lavoratori neoassunti avevano sei mesi di tempo per decidere dove destinare il TFR. Dal 1° luglio, questa finestra si restringe a 60 giorni.

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Se entro quei 60 giorni non viene comunicata alcuna scelta al datore di lavoro, il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione negoziale previsto dal contratto collettivo applicato all’azienda. In assenza di indicazioni contrattuali, il fondo destinatario sarà quello individuato dalla normativa.

La novità più importante — e meno comunicata — riguarda l’irreversibilità: una volta che il TFR viene conferito al fondo e sono passati i 60 giorni dalla data di prima assunzione, non è più possibile riportarlo in azienda. Chi invece sceglie di lasciarlo in azienda può sempre cambiare idea in seguito e aderire a un fondo pensione.

Per i dipendenti già in forza che non hanno mai espresso una scelta, il termine è fissato al 31 dicembre 2026. Superata quella data, scatta automaticamente il conferimento al fondo.

TFR in azienda: come funziona oggi

Il TFR lasciato in azienda si rivaluta ogni anno secondo una formula fissa: 1,5% più il 75% dell’inflazione ISTAT (indice FOI). Con l’inflazione attuale, la rivalutazione 2026 si colloca intorno al 2,6% lordo. Su questa rivalutazione si applica un’imposta sostitutiva del 17%.

È una forma di risparmio sicura, garantita dallo Stato attraverso il Fondo di Tesoreria INPS (per le aziende con oltre 50 dipendenti), ma con un rendimento strutturalmente basso e una tassazione finale elevata: al momento della liquidazione, il TFR è tassato con l’aliquota media IRPEF degli ultimi cinque anni, che si colloca tipicamente tra il 23% e il 43%.

Fondo pensione: cosa si ottiene in più

Destinare il TFR a un fondo pensione offre tre vantaggi concreti rispetto alla gestione in azienda.

Il rendimento a lungo termine. I dati COVIP aggiornati a marzo 2026 mostrano che, su un orizzonte di oltre 10 anni, le linee azionarie dei fondi negoziali hanno reso in media il 4,5% annuo composto, quelle dei fondi aperti il 4,7%. Anche le linee bilanciate si collocano tra l’1,7% e il 2,6%. Il TFR nello stesso periodo si è rivalutato del 2,6% annuo. Il divario si allarga nel tempo.

Il contributo del datore di lavoro. Questo è il vantaggio meno conosciuto ma più immediato. Chi aderisce al fondo negoziale di categoria e versa il contributo minimo previsto dal CCNL ha diritto anche al contributo del datore di lavoro, che varia tipicamente tra l’1% e il 2,2% della retribuzione. Su una retribuzione di 30.000 euro, significa tra 300 e 660 euro all’anno che il datore versa sul proprio conto previdenziale. Questo contributo si perde se si sceglie di lasciare il TFR in azienda o di aderire a un fondo aperto o a un PIP invece del fondo negoziale.

La fiscalità agevolata. La tassazione in uscita dal fondo pensione parte dal 15% e scende fino al 9% per chi vi aderisce da almeno 35 anni. Un risparmio fiscale che, su un capitale accumulato di 100.000 euro, può valere tra 13.000 e 26.000 euro rispetto alla tassazione ordinaria del TFR. Inoltre, i contributi versati al fondo pensione (escluso il TFR) sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro annui — soglia alzata dalla Legge di Bilancio 2026.

Il primo trimestre 2026: cosa dicono i dati COVIP

I dati più recenti della COVIP, pubblicati il 6 maggio 2026 e riferiti al primo trimestre dell’anno, mostrano un settore in crescita sul fronte delle adesioni ma in flessione sui rendimenti di breve periodo.

Le posizioni in essere hanno raggiunto 11,9 milioni (+1,7% rispetto a dicembre 2025), con i contributi del trimestre a 4,7 miliardi di euro, in aumento del 12,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le risorse gestite complessivamente ammontano a 262,6 miliardi.

I rendimenti del trimestre sono stati negativi su tutti i comparti a causa delle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente: le linee azionarie hanno registrato tra il -1,3% e il -2,8%. È un dato che non sorprende: la volatilità di breve periodo è strutturale nei comparti azionari. Ciò che conta, come ricorda la stessa COVIP, è l’orizzonte temporale di lungo periodo — e su quello i fondi pensione continuano a battere il TFR.

Fondo negoziale, aperto o PIP: le differenze

Non tutti i fondi pensione sono uguali. Scegliere la tipologia giusta è importante quanto scegliere di aderire.

Il fondo negoziale (o chiuso) è il fondo di categoria previsto dal contratto collettivo. Ha i costi di gestione più bassi — è il principale punto di forza — e dà accesso al contributo del datore di lavoro. È la scelta consigliata per la maggior parte dei lavoratori dipendenti.

Il fondo aperto è offerto da banche, assicurazioni e SGR. È accessibile a tutti, ha costi più alti rispetto ai negoziali ma offre maggiore flessibilità nella scelta del comparto. Chi aderisce a un fondo aperto invece del negoziale perde però il contributo datoriale.

Il PIP (Piano Individuale Pensionistico) è un prodotto assicurativo. Ha i costi più elevati delle tre categorie ed è indicato principalmente per lavoratori autonomi o liberi professionisti che non hanno accesso ai fondi negoziali.

Cosa fare entro il 1° luglio

Per i neoassunti dopo il 1° luglio 2026, i passi da seguire sono chiari: verificare quale fondo pensione è previsto dal proprio CCNL, confrontare i comparti disponibili in base al proprio orizzonte temporale (più aggressivi se si è giovani, più prudenti avvicinandosi alla pensione), e comunicare la propria scelta al datore di lavoro entro 60 giorni dall’assunzione.

Per chi è già in forza e non ha mai scelto, il consiglio è di non attendere dicembre: la scadenza del 31 dicembre 2026 riguarda direttamente chi ha sempre rimandato la decisione. Rivolgersi al proprio fondo di categoria o a un consulente indipendente per valutare la situazione individuale è il primo passo.

Un avvertimento finale: aderire al fondo non significa aver fatto tutto. La scelta del comparto — garantito, obbligazionario, bilanciato o azionario — fa una differenza enorme sui rendimenti nel lungo periodo. Solo l’11,7% degli iscritti ha scelto comparti azionari (dati COVIP 2024): una percentuale bassa, considerando che per i lavoratori più giovani il comparto azionario è storicamente la scelta più conveniente su orizzonti superiori ai 15 anni.

Foto di erwin bosman

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