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Oro, outlook 2026: tra rally storico e scenari divergenti

Per il World Gold Council sono tre gli scenari possili per il prossimo anno, ma per l’oro l’outlool 2026 rimane sostanzialmente positivo.


Il 2025 ha consacrato l’oro come uno degli asset più performanti dell’anno. Con oltre 50 nuovi massimi storici e un rendimento superiore al 60%, il metallo giallo ha vissuto una stagione eccezionale, la quarta migliore dal 1971. Ma cosa riserva il 2026?

Il World Gold Council ha delineato tre scenari possibili, ciascuno con implicazioni radicalmente diverse per il prezzo dell’oro. La corsa dell’oro nel 2025 è stata alimentata da un cocktail esplosivo di fattori. L’incertezza geopolitica ed economica ha giocato un ruolo da protagonista, contribuendo per circa 12 punti percentuali alla performance annuale. La debolezza del dollaro e tassi di interesse leggermente più bassi hanno aggiunto altri 10 punti, mentre lo slancio del prezzo e il posizionamento degli investitori hanno fatto la loro parte con 9 punti percentuali. Un equilibrio insolito tra i quattro driver principali dell’oro, che segnala un mercato mosso da forze diverse piuttosto che da un singolo catalizzatore dominante.

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Guardando al futuro, il prezzo attuale dell’oro riflette in larga parte le aspettative di consenso del mercato: crescita globale stabile intorno al 2.7-2.8%, ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve per circa 75 punti base, inflazione in calo di 40-60 punti base e un dollaro leggermente più forte. In questo scenario base, l’oro potrebbe rimanere sostanzialmente stabile, con oscillazioni contenute tra il -5% e il +5% rispetto ai livelli attuali. Ma la storia insegna che l’economia raramente segue la traiettoria che il consenso prevede.

Il primo scenario alternativo è quello del rallentamento graduale. I dati economici statunitensi stanno mostrando segnali contrastanti e cresce la preoccupazione che lo slancio possa attenuarsi. Un potenziale ridimensionamento delle aspettative sull’intelligenza artificiale potrebbe agire come zavorra sui mercati azionari, amplificando la volatilità e spingendo gli investitori verso asset difensivi. Un mercato del lavoro più debole, con margini di profitto record che iniziano a contrarsi, ridurrebbe la spesa dei consumatori e contribuirebbe a un rallentamento globale più ampio. In questo contesto, la Federal Reserve sarebbe costretta a tagliare i tassi oltre le aspettative attuali, in risposta all’aumento dell’incertezza economica e alle aspettative di un’inflazione in calo. Per l’oro, questa combinazione di tassi più bassi e dollaro più debole, unita a una maggiore avversione al rischio, creerebbe un ambiente favorevole. Il metallo potrebbe salire tra il 5% e il 15% nel 2026, un rendimento solido che, dopo la performance straordinaria del 2025, rappresenterebbe comunque un seguito degno di nota.

Lo scenario più drammatico è quello del “doom loop“, un circolo vizioso recessivo innescato da un’escalation del rischio geopolitico ed economico. Tensioni commerciali irrisolte, conflitti regionali o nuovi focolai di crisi potrebbero erodere profondamente la fiducia globale, pesando sull’attività economica mondiale. Man mano che la fiducia svanisce, imprese e famiglie riducono investimenti e consumi, innescando un ciclo di rafforzamento reciproco che approfondisce la contrazione. La crescita statunitense si indebolirebbe ulteriormente e l’inflazione scenderebbe sotto l’obiettivo, spingendo la Fed a tagli aggressivi dei tassi. I rendimenti a lungo termine crollerebbero, il dollaro si indebolirebbe e il commercio globale rallenterrebbe, trascinando al ribasso le materie prime. In questo scenario catastrofico, l’oro brillerebbe come rifugio sicuro per eccellenza. La combinazione di rendimenti in caduta libera, stress geopolitico elevato e una marcata fuga verso la qualità creerebbe venti di coda eccezionalmente forti per il metallo giallo, che potrebbe balzare tra il 15% e il 30% nel 2026.

All’opposto dello spettro si colloca lo scenario del “reflation return”, dove le politiche dell’amministrazione Trump avrebbero successo, generando una crescita più forte del previsto grazie al supporto fiscale. In queste condizioni, la reflazione prenderebbe piede, spingendo l’attività economica su una traiettoria più solida. Con l’aumento delle pressioni inflazionistiche, la Fed sarebbe costretta a mantenere o addirittura alzare i tassi nel 2026. Ciò farebbe salire i rendimenti a lungo termine e rafforzerebbe il dollaro, aumentando il costo opportunità di detenere oro e riportando i capitali verso gli asset statunitensi. Il miglioramento del sentiment economico alimenterebbe inoltre un’ampia rotazione verso il rischio. In questo contesto, l’oro subirebbe una correzione significativa, con un calo compreso tra il 5% e il 20% rispetto ai livelli attuali.

Oltre a questi scenari macro, due variabili aggiuntive potrebbero influenzare in modo determinante il mercato dell’oro. Le banche centrali hanno continuato ad acquistare oro a ritmi sostenuti, e le riserve auree dei Paesi emergenti rimangono ben al di sotto di quelle delle economie avanzate. Se le tensioni geopolitiche dovessero intensificarsi, gli acquisti potrebbero accelerare ulteriormente, fornendo un supporto strutturale al prezzo. Dall’altro lato, il riciclo dell’oro rappresenta un’incognita importante. Quest’anno i flussi sono stati relativamente contenuti, anche considerando l’aumento dei prezzi, un fenomeno legato all’uso crescente dell’oro come garanzia per prestiti, soprattutto in India. Se il riciclo rimanesse moderato, continuerebbe a fornire supporto, ma un rallentamento economico severo in India potrebbe innescare liquidazioni forzate di oro dato in garanzia, aumentando l’offerta secondaria e mettendo pressione sui prezzi.

In definitiva, l’outlook per il 2026 è definito dall’ambiente economico incerto che gli investitori si trovano ad affrontare. Proprio come il 2025, il prossimo anno potrebbe portare significativa volatilità nei mercati finanziari. Mentre il prezzo attuale riflette il consenso macroeconomico e suggerisce una performance stabile, l’analisi indica che le forze di una crescita più debole, politiche accomodanti e rischi geopolitici persistenti sono più propense a sostenere l’oro piuttosto che a indebolirlo.

Foto di Soofia Tailor

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