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Settimana economica (1-6 dicembre 2025: l’outlook OCSE e la crescita mondiale in rallentamento

La settimana economica dal 1 al 6 dicembre 2025 ha visto la pubblicazione dell’outlook invernale dell’OCSE, con una crescita mondiale in rallentamento.

La settimana appena conclusa ha portato importanti novità sui mercati globali, con l’OCSE che ha presentato le sue nuove previsioni economiche lunedì 2 dicembre a Parigi. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha delineato uno scenario di moderato rallentamento dell’economia mondiale, con una crescita attesa del 2,9% nel 2026 in frenata rispetto al 3,2% stimato per il 2025, per poi risalire al 3,1% nel 2027. Gli economisti attribuiscono questo andamento principalmente all’aumento delle barriere commerciali e all’incertezza geopolitica, mentre gli investimenti nell’intelligenza artificiale rappresentano una delle poche note positive.

Italia. L’OCSE ha limato le previsioni di crescita per il nostro Paese allo 0,5% nel 2025, un decimo di punto in meno rispetto alle stime di settembre, confermando lo 0,6% per il 2026 e indicando lo 0,7% per il 2027. L’atonia delle esportazioni dovuta all’aumento dei dazi mondiali e la debolezza dei consumi peseranno sulla crescita di breve termine, nonostante l’aumento dei redditi reali. L’organizzazione ha però promosso l’Italia sul fronte dei conti pubblici, prevedendo che il deficit torni sotto la soglia del 3% già quest’anno al 2,9%, per poi scendere al 2,7% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il debito pubblico dovrebbe però superare il 137% del PIL nel 2027, anche a causa dell’eredità dei crediti d’imposta legati al Superbonus. Sul fronte borsistico, il FTSE MIB ha chiuso la settimana con un modesto rialzo dello 0,17% a 43.433 punti, mentre lo spread BTP-Bund si mantiene stabile sopra i 70 punti base con il rendimento del decennale oltre il 3,45%.

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Europa. L’area euro dovrebbe crescere dell’1,3% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, con un miglioramento all’1,4% nel 2027, sostenuta dalle condizioni finanziarie più favorevoli e dalla resilienza dei mercati del lavoro. L’inflazione nella zona euro è salita dal 2,1% di ottobre al 2,2% a novembre, poco sopra il target BCE del 2%, con i servizi che registrano il tasso più elevato al 3,5%. La prossima riunione della BCE è prevista per il 18 dicembre, quando l’istituto di Francoforte prenderà le decisioni di politica monetaria attese dai mercati. Il martedì 3 dicembre la presidente Christine Lagarde ha tenuto un discorso al Parlamento Europeo, ribadendo l’approccio data-dependent della banca centrale nelle decisioni sui tassi di interesse.

Stati Uniti. L’OCSE prevede una crescita americana del 2% nel 2025, per poi rallentare all’1,7% nel 2026 e risalire all’1,9% nel 2027. Il rallentamento deriva dalla decelerazione della crescita dell’occupazione, dal forte calo dell’immigrazione netta e dal trasferimento degli aumenti dei dazi sui prezzi. Wall Street ha chiuso la settimana in territorio positivo, con il Dow Jones a 46.191 punti venerdì e il Nasdaq a 23.578 punti. Nel settore dell’intrattenimento, giovedì 5 dicembre Netflix ha annunciato l’acquisizione di Warner Bros. Discovery per 82,7 miliardi di dollari in quella che viene definita la più grande operazione nella storia dell’industria audiovisiva. L’accordo, che si concluderà entro 12-18 mesi, porta nel catalogo Netflix franchise come Harry Potter, DC Comics e HBO, ma dovrà superare il vaglio delle autorità antitrust americane ed europee. Per quanto riguarda la Federal Reserve, i mercati stimano una probabilità superiore al 90% di un taglio dei tassi nella riunione del 9-10 dicembre, anche se il presidente Jerome Powell ha più volte ribadito che nulla è scontato.

Resto del mondo. La Cina continua a mostrare segnali di rallentamento strutturale, con l’attività manifatturiera che ha registrato a novembre un indice PMI in calo a 50,1 dal 50,3 di ottobre. Il gigante asiatico è alle prese con una domanda interna debole, pressioni deflazionistiche e la prospettiva di nuovi dazi americani al 10% sulle sue merci. Nonostante abbia raggiunto l’obiettivo di crescita del 5% per il 2024, gli analisti prevedono maggiori difficoltà per il 2025, con una crescita stimata intorno al 4,5%. L’inflazione nei paesi del G20 dovrebbe scendere al 2,9% nel 2026 e al 2,5% nel 2027, tornando verso gli obiettivi delle banche centrali entro la metà del 2027.

Cosa guardare settimana prossima? La prossima settimana è soprattutto la settimana della FED. Mercoledì 10 il board si riunirà per decidere cosa fare dei tassi di interesse e per dare la propria visione, aggiornata con i pochi dati disponibili, sull’andamento di inflazione e mercato del lavoro. In settimana attese anche le decisioni delle banche centrali di Austria e Canada.

Sempre dagli Stati Uniti arriveranno i dati di ottobre e settembre relativi alle offerte di lavoro e alla crescita del costo del lavoro nel terzo trimestre 2025.

In Europa occhio ai dati sull’economia tedesca, mentre dall Cina sono attesi i numeri del commercio internazionale e dell’inflazione.

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