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Spesa discrezionale, il vero obiettivo della politica monetaria

Un interessante studio della BCE mostra come la spesa di necessità e la spesa discrezionale reagiscano in modo profondamente diverso alle scelte di politica monetaria e ai cicli economici. E sono le dinamiche della seconda a guidare le fasi di espansione e recessione.

Le banche centrali si muovono in contesti sempre più sensibili ed interconnessi. Alla necessità di mantenere la stabilità dei prezzi si affianca sempre più spesso quella di sostenere la crescita della domanda interna e del mercato del lavoro. Non sorprende, quindi, che gli economisti all’interno degli istituti centrali cerchino sempre più spesso nuove vie per costruire una politica monetaria in linea con le nuove esigenze.

Nell’ultimo Forum BCE di Sintra, Michele Andreolli, Natalie Rickard, Paolo Surico e Chiara Vergea hanno presentato un paper molto interessante, dal titolo “Discretionary Spending is the Cycle. L’idea centrale la potremmo riassumere così: per capire il ciclo economico (e come intervenire), bisogna partire dalla spesa discrezionale, non più dall’aggregato generale.

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I consumi non sono tutti uguali. Da sempre distinguiamo tra la spesa di necessità, che riguarda beni essenziali come cibo, affitto, utenze, trasporto per andare al lavoro, e la spesa discrezionale, ossia tutti gli acquisti che possono essere posticipati o ridotti senza conseguenze immediate sul benessere, come vacanze, ristoranti, abbigliamento, elettronica. Ebbene, gli autori del paper ci suggeriscono che spesa di necessità e spesa discrezionale reagiscono in modo profondamente diverso alle scelte di politica monetaria e ai cicli economici. E che sono le dinamiche della spesa discrezionale a guidare le fasi di espansione e recessione.

Da qui la proposta “shock”: abbandonare il target sull’inflazione generale (headline inflation) e concentrarsi sull’inflazione della spesa discrezionale. Perché? Perché colpire la spesa discrezionale ha effetti più forti e redistributivi: se la BCE tiene sotto controllo quei prezzi, riesce anche a mitigare l’impatto recessivo sui lavoratori più vulnerabili, che sono proprio quelli impiegati nei settori più ciclici.

Andreolli e i suoi colleghi partono dalla costruzione di un nuovo dataset per l’Eurozona che separa chiaramente spesa, prezzi, occupazione, profitti e rendimenti azionari tra comparti di necessità e discrezionali. I risultati mostrano chiaramente che:

  • La spesa discrezionale è molto più volatile, e guida le recessioni;
  • Le industrie discrezionali occupano un numero sproporzionato di lavoratori a basso reddito;
  • I rendimenti azionari e i dividendi dei settori discrezionali sono più pro-ciclici, amplificando gli effetti di boom e bust;
  • Solo l’inflazione dei beni di necessità anticipa la crescita economica (PIL), mentre solo l’occupazione nei settori discrezionali anticipa l’inflazione (HICP).

Mettendo assieme tutti gli ingredienti, gli autori osservano che un aumento dei tassi da parte della BCE colpisce molto più duramente i settori legati alla spesa discrezionale: consumi, occupazione, profitti aziendali e dividendi crollano in questi comparti, mentre i settori legati ai beni di prima necessità risultano più stabili. Non è solo una questione settoriale, ma distributiva: nei settori discrezionali lavora una quota maggiore di persone a basso reddito e a “mano-vuota” (hand-to-mouth), cioè famiglie senza risparmi liquidi che spendono tutto ciò che guadagnano. Sono quindi più esposte agli shock, amplificandone gli effetti su domanda e occupazione.

E le inflazioni? Anche qui il pattern si inverte: i prezzi reagiscono di più nei beni di necessità, dove le imprese aggiustano i listini più frequentemente. Ma sono i prezzi discrezionali che rispondono alle politiche in modo più duraturo, pur con maggiore inerzia iniziale.

L’idea più forte del paper è che le politiche macro devono adattarsi alle asimmetrie del ciclo economico. Se una crisi colpisce di più i settori discrezionali – e le famiglie più povere che vi lavorano – allora la politica monetaria dovrebbe cambiare target e obiettivo.

Nel modello teorico sviluppato dagli autori (una versione evoluta dei modelli New Keynesian a eterogeneità di agenti), emerge chiaramente che una politica monetaria che si focalizza sull’inflazione della spesa discrezionale migliora i risultati sia in termini di stabilità macro che di equità. Detta in maniera spiccia: una BCE che guardi ai prezzi nei ristoranti e nei viaggi, più che alla media generale, farebbe un lavoro migliore per la società nel suo complesso.

Foto: (c) 2025 European Central Bank www.ecb.europa.eu

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