In un’intervista pubblicata il 21 maggio da Front Office Sports, Mark Cuban ha dichiarato che Bitcoin “ha perso la bussola”, rivelando di aver venduto la maggior parte delle sue posizioni nella criptovaluta. Il motivo è una delusione strutturale: Cuban aveva scommesso su Bitcoin come riserva di valore superiore all’oro, ma il confronto con il metallo prezioso si è rivelato impietoso. “Ho sempre pensato che fosse una versione migliore dell’oro. Ma l’oro è esploso fino a $5.000 e Bitcoin è sceso”, ha spiegato il miliardario. La promessa di una correlazione inversa al dollaro non si è materializzata: “Ogni volta che il dollaro scendeva, Bitcoin avrebbe dovuto salire. Non è stato il hedge che mi aspettavo.”
La logica di Cuban è comprensibile ma pecca di qualche superficialità — il rally dell’oro riflette dinamiche geopolitiche e di de-dollarizzazione che non si trasferiscono automaticamente su Bitcoin. Il nodo però resta: Bitcoin ha perso smalto come asset da portafoglio. Bitcoin quota oggi intorno a $77.600, in calo di circa il 29% nell’ultimo anno e circa il 38% sotto il massimo storico di $126.000.
Ma c’è qualcosa di strutturale nei movimenti della principale criptovaluta a far storcere il naso. Gli afflussi negli ETF Bitcoin che avevano guidato il bull run del 2024 si sono esauriti, i fondi hedge hanno abbandonato l’arbitrage trade, il retail è in ritirata e i miner stanno vendendo ogni coin prodotto per finanziare infrastrutture AI. In sintesi: la domanda organica è quasi scomparsa. Cosa regge ancora le quotazioni? Secondo la società di ricerca 10x Research, Strategy Inc. avrebbe rappresentato circa il 70% degli acquisti netti considerando stablecoin, ETF e futures. I dati di Bloomberg ci dicono che la società di Michael Saylor ha acquistato 171.238 Bitcoin da inizio anno, una cifra superiore all’intera produzione dei miner globali nello stesso periodo. Per farla breve, i movimenti del Bitcoin sarebbero legati mani e piedi a quelli di pochissimi portafogli.
I dati di momentum – secondo le analisi di Kb Meter – fotografano esattamente questo scenario: il Bitcoin a –14,7% a sei mesi è il meno peggio di un universo crypto in forte difficoltà, senza segnali tecnici di inversione attivi. La variabile da monitorare rimane il massimo annuale di $96.929 — storicamente, nei 22 episodi in cui quella soglia è stata superata, il rendimento mediano a 90 giorni è stato discretamente positivo. Ma quel livello dista ancora circa il 25%. Fino ad allora, è consolidamento.
Foto di MichaelWuensch





