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Regno Unito, i nuovi dati IFS: metà dei giovani è senza un lavoro retribuito

Institute for Fiscal Studies rivela che il crollo dell’occupazione tra i giovani nel Regno Unito non è solo congiunturale, ma presenta caratteristiche strutturali che una ripresa economica non può risolvere.

La crisi politica nel Regno Unito non la si può guardare disgiuntamente dalla crisi economica che sta attraversando il paese. E i dati sull’occupazione, soprattutto quella giovanile, sono un campanello d’allarme. I nuovi numeri pubblicati dall’IFS sono particolarmente significativi e per questo li raccontiamo.

Alla fine del 2025, solo il 50,6% dei 16-24enni britannici era impiegato con contratto retribuito, in calo dal 54,9% di fine 2022. Una caduta — 4,3 punti percentuali in tre anni — paragonabile per dimensioni a quella registrata durante la pandemia e la crisi finanziaria del 2008. Lo certifica un nuovo rapporto dell’Institute for Fiscal Studies, basato su dati amministrativi HMRC e DWP, più affidabili delle stime campionarie della Labour Force Survey, che negli ultimi anni ha sofferto di tassi di risposta ai minimi storici.

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Il dato più rilevante è di natura qualitativa: il tasso NEET — giovani senza lavoro, istruzione o formazione, quasi un milione di unità — è oggi superiore di un punto percentuale rispetto a quanto ci si attenderebbe con l’attuale livello di disoccupazione adulta. E questo è il segno che la crisi occupazionale giovanile non è puramente ciclica.

L’IFS esclude cause semplici. L’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro non spiega il fenomeno: il calo occupazionale tra i 22-24enni è iniziato due anni prima dell’annuncio della riforma. L’intelligenza artificiale potrebbe pesare, ma non in modo selettivo: laureati e non laureati mostrano dinamiche identiche. Il salario minimo è cresciuto sensibilmente — +18% reale per i 16-17enni nel 2024 — ma l’analisi econometrica non trova evidenza robusta di un effetto negativo sull’occupazione.

Rimane aperta, e sarà oggetto di ricerca futura, la questione che più preoccupa: il deterioramento della salute mentale tra i giovani, con la quota di inattivi per malattia o disabilità in costante aumento. Una variabile strutturale che nessuna misura di politica attiva del lavoro, da sola, potrà risolvere.

Foto di Jan Mateboer

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