La decisione di tagliare i tassi per l’ottava volta dal potrebbe essere l’anticamera per la banca centrale dell’area Euro di un periodo, relativamente lungo, di attesa . La governatrice della BCE, Christine Lagarde, ricordando che un ciclo sta per concludersi, ha descritto la situazione dell’economia dell’area e i possibili scenari da qui ai prossimi mesi. Un quadro tutto sommato positivo, anche se gli imprevisti sul cammino rischiano di non mancare.
Gli ultimi dati macroeconomici hanno sostanzialmente certificato due cose: l’inflazione nell’area Euro è completamente sotto controllo; la ripresa economica, seppur rallentata, resiste. Sul primo punto c’è poco da dire, l’ultimo rilevamento di maggio indica un tasso di inflazione all’1,9%, con la componente core al 2,3%; numeri in linea con il target della BCE. In aggiunta, la pressione sui salari continua a scendere e l’effetto dazi per il momento rimane soltanto una preoccupazione. Per quel che riguarda il capitolo crescita, invece, non si possono ignorare i segnali di ripresa che arrivano dal settore della manifattura e la tenuta, anche se un po’ a fatica, del settore servizi. La Germania sembra essersi rimessa in moto e le economie del Mediterraneo (Spagna e Italia) stanno mandando segnali positivi. Non siamo certo di fronte a ritmi di crescita impressionanti, peraltro storicamente poco presenti nell’area Euro, ma la situazione nel complesso rende fiduciosi.
La BCE ha preso atto di tutto questo. Con la decisione di settimana scorsa il tasso reale (al netto dell’inflazione) diventa praticamente pari a zero e la posizione della politica monetaria dell’area Euro, se prendiamo come riferimento lo studio pubblicato qualche mese fa, si è collocata appena sotto alla zona di neutralità; giusto per dare un po’ di spinta ai consumi, ma senza incidere troppo sui prezzi. Cosa accadrà ora è in gran parte indipendente dalla volontà di Francoforte.
Gli scenari disegnati dagli economisti della BCE sono sostanzialmente due. Lo scenario base vede l’inflazione scendere ancora nel 2026 e poi risalire, passando dal 2% del 2025 all’1,6% del 2026 per poi tornare al 2% l’anno successivo. Il PIL è visto in crescita costante nel triennio, con un +0,9% per il 2025 ed un +1,3% nel 2027. L’altro scenario, quello peggiore, sconta l’avvio di una vera e propria guerra commerciale con gli Stati Uniti. In questo caso, secondo la BCE, gli effetti negativi ricadrebbero totalmente sulla crescita dell’area: quattro decimi in meno rispetto allo scenario base nel biennio 2025-2026 e due in meno nel 2027. L’inflazione, a causa di una domanda più debole e di ulteriori interventi della banca centrale, si abbasserebbe ulteriormente rispetto a quanto previsto nello scenario base.
In definitiva si potrebbe dire che la principale preoccupazione per la BCE nei prossimi mesi sarà la tenuta della crescita economica dell’area, anche se, come ha ricordato al stessa Lagarde, gli imprevisti sul fronte dei prezzi potrebbero non mancare. Eventuali prossimi tagli dei tassi, per dirla semplice, rappresenterebbero mosse di emergenza e significherebbero un deterioramente della condizione economica dell’area Euro. La buona notizia è che la BCE potrà affrontare queste difficoltà con una cospicua scorta di munizioni.
Foto BCE da Flickr © Felix Schmidt for ECB







