Usa, quella divergenza tra dati macro e fiducia consumatori

C’è una divergenza crescente negli USA tra i dati macro e la fiducia dei consumatori. La chiave di lettura è l’inflazione e le conseguenze, oltre che economiche, potrebbero essere soprattutto politiche.

C’è un grafico che da settimane sta facendo discutere gli economisti statunitensi. E’ quello che vi riportiamo qui sotto. Descrive l’andamento dell’indice di fiducia dei consumatori (Michigan, linea blu) e dello S&P500. Dall’inizio del 2024 il primo non ha più seguito l’andamento del secondo e mentre sui listini azionari si susseguivano i nuovi massimi, l’indice della fiducia dei consumatori ha cominciato a cedere.

Andamento indice fiducia consumatori Michigan (linea blu) e S&P500 (linea grigia). Fonte: tradingeconomics.com
Andamento indice fiducia consumatori Michigan (linea blu) e S&P500 (linea grigia). Fonte: tradingeconomics.com

Il significato di questo grafico sembra abbastanza chiaro: mercati finanziari e consumatori hanno una percezione sull’andamento dell’economia statunitense sempre più divergente. E la chiave per capire la genesi di questa divergenza è l’inflazione. Se i mercati finanziari basano le loro decisioni sui dati macroeconomici, le famiglie statunitensi guardano ai bilanci di fine mese; e le conclusioni sono nettamente differenti.

Chi ha ragione? Se guardiamo ai dati macro non possiamo non essere d’accordo con i mercati: la disoccupazione è sotto il 4% da 27 mesi (non accadeva da più di 50 anni); l’economia cresce a ritmi sorprendentemente alti; gli utili aziendali salgono e battono le attese; i consumi sono aumentati nel mese di marzo del 5.8% su base annua ed il loro livello è cresciuto del 30% rispetto al periodo pre-pandemia.

Allora sbagliano i consumatori? Non si direbbe. Stando all’ultimo sondaggio dell’università del Michigan l’aspettativa di inflazione a 12 mesi è salita al 3.3%, massimo a sei mesi ed un punto abbondante sopra la media dei due anni precedenti alla crisi pandemica. Il sondaggio annuale della Federal Reserve sullo stato di salute economico delle famiglie statunitensi ci dice che il livello generale di benessere non è molto cambiato dal 2022 al 2023, ma rimane sotto il picco raggiunto nel 2021 (l’anno dei grandi stimoli fiscali). Inoltre la maggioranza degli intervistati continua ad indicare l’andamento dei prezzi come la principale preoccupazione nella gestione del bilancio famigliare.

Il 72% si dichiara soddisfatto della propria gestione finanziaria, un punto percentuale in meno rispetto al 2022 e ben sei punti percentuali in meno rispetto al 2021. La situazione peggiora per le giovani coppie con figli piccoli, qui la percentuale scende al 64% dal 69% del 2022, 11 punti percentuali in meno rispetto al 2021. Il 65% degli intervistati dice che l’aumento dei prezzi rispetto all’anno precedente ha peggiorato la propria condizione finanziaria. Quest’ultimo numero è particolarmente significativo, visto che l’inflazione statunitense ha toccato il picco nel 2022.

In questi numeri, in questi differenti punti di vista, c’è la spiegazione di quella divergenza tra il morale dei consumatori e quello dei mercati finanziari. A livello economico le conseguenze di questo “decoupling” potrebbero sfociare in una frenata brusca della domanda, ma è a livello politico che questa situazione può sprigionare tutta la propria forza. E a farne le spese sarebbe l’attuale presidente Biden.

Foto di Pexels

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