Banche centrali e climate change: i tre canali di intervento

Per le banche centrali includere il climate change nelle scelte di politica monetaria diventerà sempre più importante. Ma attraverso quali canali può intervenire un istituto centrale?

Uno studio di Dikau e Volz su 135 banche centrali mostra che solo il 12% ha nel proprio statuto un riferimento esplicito alla sostenibilità della crescita economica. Un ben più consistente 40%, però, mette tra i propri obiettivi quello di sostenere le priorità economiche e sociali espresse dai governi dei rispettivi paesi. E se il climate change è ormai parte integrante dell’agenda politica di una larga maggioranza di paesi, allora possiamo ipotizzare che di quelle 135 banche centrali, una buona parte annoveri tra i propri obiettivi anche quello di sostenere la lotta al cambiamento climatico e di incentivare la transizione energetica.

In passato abbiamo già visto come gli effetti del clima sui prezzi dei beni alimentari siano entrati in scivolata nelle decisioni di politica monetaria di alcuni paesi (il Brasile ed il Messico), ma più in generale come possono incidere sul tema del climate change gli istituti centrali? Lo schematizza in maniera molto interessante un lavoro di Lena Boneva, Gianluigi Ferrucci e Francesco Paolo Mongelli da titolo significativo: “The role for monetary policy in the green transition“.

Boneva e colleghi ci presentano le modalità di intervento delle banche centrali sul tema del cambiamento climatico dividendole in tre categorie sintetizzabili in tre sostantivi: protezione, consapevolezza ed azione.

Per prima cosa gli istituti centrali sono chiamati a proteggere il proprio patrimonio, elemento fondamentale per perseguire il principale obiettivo della politica monetaria, vale a dire la stabilità dei prezzi nel medio termine. E proteggere il proprio patrimonio significa anche ridurre le esposizioni sui settori che verranno penalizzati dalla transizione energetica o che presentano rischi crescenti di fronte ai cambiamenti climatici. Significa inoltre trasmettere questa maggior prudenza all’intero sistema finanziario per garantirne una maggior resistenza.

Il secondo canale di intervento delle banche centrali sul tema del cambiamento climatico è quello della consapevolezza. Più precisamente il far crescere negli operatori finanziari la consapevolezza del problema ambientale, dei rischi e delle opportunità che la transizione green comporta.

L’ultimo canale di intervento è quello dell’azione. In altri termini le banche centrali possono incidere sulla sostenibilità ambientale del sistema finanziario utilizzando nelle proprie attività strumenti green. Ad esempio richiedere ai fondi pensione l’inserimento di percentuali crescenti di attività finanziarie sostenibili od accettare come collaterali quote crescenti di green bond.

In questi mesi da più parti si sono velatamento accusati gli istituti centrali di aver ampliato troppo il proprio ambito di intervento, perdendo di vista l’obiettivo principale di ogni banca centrale, ossia la stabilità dei prezzi. In realtà la strada è quella giusta, perchè la questione climatica è parte integrante della dinamica dei prezzi nel medio termine.

Foto di andreas160578