Focus Gran Bretagna, Pil cresce ma economia in rallentamento

Giornata macro con un focus sulla Gran Bretagna, dove il PIL del terzo trimestre cresce del 15% ma sono molti gli indizi di un nuovo pesante rallentamento in atto. Negli USA cala a sorpresa l’inflazione ad ottobre. Questo ed altro nella penultima K Briefing della settimana.

Focus Gran Bretagna, Pil cresce ma meno del previsto. Giornata ricca di dati macro per la Gran Bretagna e non sono del tutto positivi. Iniziamo dal PIL del terzo trimestre 2020, cresciuto del 15.5%, tre decimali sotto le attese. Il rimbalzo, numericamente il più grande balzo percentuale del 1955 ad oggi, attenua solo in parte il terribile secondo trimestre 2020 (-19.8%). Buon contributo dai consumi, cresciuti nel periodo luglio-settembre del 18.3%; rimbalzano anche gli investimenti privati. Tuttavia, se confrontate con i livelli pre-pandemia, queste voci rimangono ampiamente inferiori. Su base annua il PIL è sceso del 9.6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma ci sono segnali di nuovo rallentamento. Il PIL mensile a settembre è cresciuto solo dell’1.1% ( a luglio l’incremento mensile era del 6%). In aggiunta il NIESR Gross Domestic Product previsto nel periodo agosto-ottobre è del +10.3%; nel mese di novembre la previsione è per una crescita decimale e la stima per il 4° trimestre è ampiamente negativa a -2.2%.

La produzione industriale in settembre a segnato un progresso di appena cinque decimali su agosto (meno delle attese). Pur essendo il quinto mese di crescita consecutivo, settembre rappresenta il secondo peggior risultato mensile da maggio. Il confronto rispetto al periodo pre-pandemia è ancora negativo a -5.6%. Una ripresa affaticata sulla quale, da ottobre, pesano le nuove restrizioni per far fronte alla seconda ondata della pandemia. Se a questo aggiungiamo le incertezze sulla Brexit (il 15 novembre è la deadline per l’accordo), il quadro risulta ancora più tribolato per l’economia inglese.

Eurozona, produzione industriale scende a settembre. La produzione industriale dell’Eurozona ha frenato inaspettatamente a settembre. La variazione mensile è stata del -0.4% a fronte di attese di crescita dello 0.7%. Si tratta del primo segno meno dopo quattro mesi di crescita e sul dato pesano le note dolenti provenienti da Italia, Portogallo e Irlanda. Germania, Francia e Spagna (come detto l’altro giorno) hanno chiuso il primo mese d’autunno con il segno più.

USA, mercato del lavoro. Continua la lenta discesa delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli USA. Settimana scorsa sono state 709 mila, meglio delle attese ed in riduzione per il quinto mese consecutivo. La media a 4 settimane si mantiene sopra quota 700 mila (livello ancora ben superiore ai picchi della crisi del 2009). Diminuiscono – più del previsto – i sussidi continuativi: 6.78 milioni, prima volta da febbraio sotto quota 7 milioni. In calo anche le richieste di adesione al Pandemic Unemployment Assistance scheme (riservato a coloro che non possono accedere ai sussidi di disoccupazione), dai 362 mila di 15 giorni fa si è passati a 298 mila.

USA, inflazione cala a ottobre. Inflazione in lieve raffreddamento ad ottobre negli USA, l’indice dei prezzi al consumo segna +1.2% su base annua, un decimale sotto le attese e due in meno rispetto alla rilevazione di settembre. La variazione mensile è stata pari a zero. Identico andamento mensile anche per il dato core che su base annua perde un decimale, da 1.7% a 1.6% (attese erano per un aumento a +1.8%). A calare sono stati i prezzi dei prodotti per cure mediche, quelli legati ai trasporti, all’energia e all’abbigliamento. Crescono prezzi di auto e ricambi, sostenuta anche l’inflazione dei beni alimentari. Nel complesso la tendenza mensile indica un raffreddamento dei prezzi. Dal +0.6% del dato core di luglio si è passati, in costante decrescita, allo zero spaccato di ottobre.

Altri spunti

Francia, lockdown e PIL. Svezia e seconda ondata. Petrolio, la crisi non è finita.

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Foto di Paul Steuber

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