Decisione d’emergenza per la FED. Macro, i dati cinesi e l’Empire State Index.

Nuovo lunedì nero per i mercati azionari che scontano sempre più uno scenario da recessione globale. La decisione d’emergenza della FED ed i numeri provenienti dalla Cina innescano nuove vendite. Negli USA l’ Empire State Index che misura l’attività economica nell’area di New York crolla ai minimi dal 2009.

Decisione d’emergenza per la FED. L’annuncio a sorpresa avrebbe dovuto portare fiducia ai mercati, ma le cose non sono andate nel verso giusto. I dati provenienti dalla Cina ed il proliferare di stime di crescita via via sempre più sottile per l’economia globale, hanno provocato il cortocircuito. Così il taglio da 100 punti base della FED ed il lancio di un QE da 700 miliardi di dollari ha fatto precipitare le borse mondiali con aspettative sempre più cupe sulla crescita economica.

Altri tagli in giro per il mondo. In risposta alla decisione della FED si muovono anche altre banche centrali nel mondo. In Corea del Sud i tassi passano da 1.25% a 0.75%, Hong Kong riduce di 60 punti base il tasso di riferimento, in Kuwait sforbiciata di 100 punti base a 1.5%. La Banca centrale inglese, con Andrew Bailey alla prima uscita da governatore, si dice pronta ad intervenire a breve.

Cina, i numeri macro del coronavirus. Dopo il PMI arrivano altri dati che ci permettono di iniziare a misurare l’effetto del coronavirus sull’economia. La produzione industriale cinese scende del 13.5% su base annua, si tratta della prima volta in 30 anni. Crollano anche le vendite al dettaglio, -20.5%, si tratta in questo caso della prima rilevazione con segno meno dall’inizio della serie nel 1993. Cresce anche la disoccupazione che passa dal 5.2% al 6.2%, secondo l’ultimo aggiornamento dell’istituto di statistica cinese. Due dati che possono aiutare a capire la situazione. La Cina ha attraversato la fase critica dell’epidemia con una capacità produttiva scesa al massimo attorno al 50/60% della sua capacità. Da qualche settimana, segnalano alcuni studi, la macchina cinese ha ricominciato a girare attorno all’80% delle sue possibilità. Secondo l’ufficio statistico nazionale, il recupero dovrebbe essere vigoroso già nel secondo trimestre e c’è fiducia nella possibilità di centrare il target di crescita annuo del 6%. Ma ipotesi più realistiche suggeriscono che verosimilmente ci si fermerà tra il 4% ed il 5%. Molto dipenderà da quanto forte colpirà il coronavirus ad occidente.

USA, Empire State Index segnala il tracollo. L’indicatore dell’attività manifatturiera dell’area di New York segnala burrasca. L’indice di marzo scende a -21.5 da 11.9 di Febbraio, si tratta del peggior calo dal marzo del 2009 con alcune caratteristiche degne di nota. Frenano tutte le componenti, dai nuovi ordini all’occupazione, scendono aspettative di crescita dei prezzi. Allargando l’orizzonte ai prossimi 6 mesi, le imprese sembrano essere più pessimiste di quanto non lo fossero nel 2009. Al netto di un comprensibile effetto panico, si tratta del primo indicatore macro su quanto sta per succedere all’economia americana. Secondo alcune analisi la locomotiva americana dovrebbe frenare bruscamente nei primi due trimestri, tanto da vedere una crescita annua di appena lo 0.4%.

Germania, fuori dal tunnel non prima dell’autunno. La ripresa dell’economia tedesca, inizialmente prevista per il primo trimestre del 2020, non ci sarà prima dell’autunno. Questa la previsione del governo tedesco che segnala un vistoso calo della domanda.

Foto di Gerd Altmann

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