Nel PMI manifatturiero di febbraio i primi effetti del coronavirus

Lunedì dedicato ai dati relativi al PMI manifatturiero, la cui lettura offre i primi riscontri degli effetti del coronavirus sulla catena di distribuzione globale. L’OCSE taglia di mezzo punto le stime di crescita globale per l’anno in corso. Nel frattempo le borse vivono una giornata ad alta volatilità. Questo ed altro nella prima K Briefing della settimana.

Cina, PMI manifatturiero febbraio ed effetti coronavirus. Il primo vero indicatore degli effetti dell’epidemia di coronavirus sull’economica cinese è arrivato tra sabato e domenica. Il PMI manifatturiero (nella versione Markit e Caixin) scende pesantemente sotto quota 50. Il Caixin scende a quota 40, il livello più basso mai registrato dall’indice (ossia dal 2004). Scendono vorticosamente tutte le componenti, dalle esportazioni agli ordini. I tempi di consegna, indicatore chiave della salute della catena di distribuzione, aumentano a livelli record. C’è un dato che però da speranza: le aspettative sulla condizione economica salgono ai massimi a 5 anni. Inoltre, stando agli ultimi dati disponibili, la capacità produttiva cinese dovrebbe tornare entro questa settimana attorno all’80% ed il contenimento dell’epidemia sembra dare i primi timidi frutti. Presto quindi per trarre conclusioni, occorrerà valutare il trend, in questo senso i dati di marzo e, soprattutto, l’evolversi dell’epidemia negli altri paesi, saranno determinati.

Australia, AIG Manifacturing scende a febbraio. L’indice dell’attività manifatturiera australiana peggiora a febbraio, portandosi a 44.3 da 45.4. Si tratta del peggior dato dal marzo del 2015. Negli ultimi 3 mesi del 2019 scendono pesantemente anche i profitti aziendali: -3.5%, il ribasso più alto dal 2° trimestre del 2017.

Giappone PMI manifatturiero giù. Il Jibun Bank Japan Manufacturing PMI segna 47.8 a febbraio, il dato più basso dal maggio del 2016. 15° mese di contrazione consecutivo per la componente esportazioni. Peggior calo dei nuovi ordini dal 2012. Diminuisce anche la fiducia delle imprese sui timori che il coronavirus porti l’economia giapponese in recessione.

Europa, primi segnali covid-19 sul manifatturiero. L’indice elaborato da Markit sulla salute del settore manifatturiero nella zona euro riporta i primi segnali dell’epidemia di coronavirus. Il PMI francese torna in zona contrazione (49.8 da 51.1), scende anche il PMI italiano (48.7 da 48.9). Migliora sensibilmente l’indice del manifatturiero tedesco, che raggiunge comunque il 14° mese consecutivo in zona contrazione. La fiducia degli operatori economici tedeschi sui prossimi 12 mesi tiene malgrado il coronavirus. Nel complesso il PMI dell’eurozona segna 49.2, in miglioramento rispetto al 47.9 di gennaio. Anche in questo caso, come per la Cina, sarà necessario attendere i dati di marzo per poter avere un’idea un po’ più precisa di quanto l’epidemia possa incidere sulla congiuntura dell’eurozona.

PMI USA, leggero rallentamento in febbraio. L’ISM manifatturiero scende leggermente a febbraio ma si mantiene sopra area 50. L’indice passa da 50.9 a 50.1, meno delle attese del mercato. Tra le componenti che segnano il passo si segnala soprattutto la produzione, che scende a livelli del 2018. Dall’ISM spiegano che gran parte della performance di febbraio deriva dalle problematiche legate alla catena di distribuzione, rallentata dall’emergenza coronavirus. Brutto anche il dato sui nuovi ordini che passa da 52 a 49.8. Anche l’analogo indice Markit peggiora per gli USA, pur mantenendo quota 50.

OCSE taglia di mezzo punto crescita globale nel 2020. Dopo l’FMI anche l’OCSE rivede le sue stime sulla crescita dell’economia globale per l’anno in corso. L’impatto del coronavirus vale mezzo punto percentuale, da +2.9% a +2.4%. Nello scenario peggiore la crescita potrebbe scendere all’1,5% con paesi come il Giappone a rischio recessione (anche la zona euro è a rischio). Per contrastare gli effetti su domanda ed offerta, scrivono gli analisti parigini, serve un’iniziativa comune da parte delle istituzioni economiche e monetarie.

Foto di Siggy Nowak

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