Volatilità e dicotomia tra breve e medio termine nell’outlook di Allianz (e di El-Erian)

Un’alternanza di momenti risk on e e risk off. Questo lo scenario probabile per il 2020 secondo l’outlook di Allianz GI. Alla base di questa visione ad alta volatilità elementi economici (guerra commerciale e decisioni delle banche centrali) ma anche politici (Brexit ed elezioni USA su tutti).

Se per i mercati si tratterà di navigare tra le onde, cercando di domare gli alti e i bassi, saranno soprattutto questi ultimi ad essere protagonisti dello scenario macroeconomico. Secondo l’outlook di Allianz, infatti, ci aspetta un anno di bassa crescita economica e di probabile rallentamento dell’economia americana.

Tra i temi “caldi” del prossimo anno, oltre ai complicati rapporti tra USA e Cina, una vera e propria guerra fredda tecnologica la definiscono gli analisti del colosso tedesco, potrebbero svilupparsi dinamiche poco piacevoli relativamente al petrolio ed al settore alimentare. Quest’ultimo aspetto, molto interessante, è strettamente legato ai cambiamenti climatici, altro tema chiave del 2020.

A mettere ulteriore carne sul fuoco ci pensa il chief economic adviser di Allianz, Mohamed A. El-Erian. In un suo recentissimo editoriale apparso su Bloomberg, El-Erian osserva la reazione dei mercati dopo il dato – estremamente positivo – del mercato del lavoro statunitense. Da un lato i listini azionari hanno reagito festeggiando, dall’altro i rendimenti dei titoli di stato USA a 10 anni non si sono praticamente mossi. Cosa significa tutto questo? Per El-Erian è la prova che esiste, ed è sempre più consistente, una dicotomia tra outlook di breve ed outlook di medio termine. Se nel breve periodo è l’ottimismo a prevalere, l’incertezza la fa da padrona allungando un po’ l’orizzonte temporale di riferimento.

Da cosa dipende questa dicotomia tra breve e medio termine? El-Erian suggerisce alcune ipotesi. Da un lato c’è l’assenza di segnali di risveglio dell’inflazione. E senza aspettative di inflazione non c’è movimento dei tassi di interesse. Inoltre la sensazione è che, per tanti motivi, le banche centrali siano sempre più convinte ad attuare una politica di contenimento dei tassi di interesse. Questa doppia motivazione, le basse spinte inflazionistiche e l’atteggiamento sistematicamente “dovish” delle banche centrali , spiega – secondo El-Erian – il differente comportamento dei listini azionari e del mercato obbligazionario.

Per gli investitori di lungo periodo rimangono, chiude l’economista di Allianz, grandi incertezze, difficili da coniugare con l’ottimismo di breve termine. I prezzi del mercato azionario, spinti verso l’alto da bassi tassi di interesse e dal proliferare di buyback, restisteranno e troveranno conferma dei dati macro? O sono destinati a crollare sotto i colpi di un’economia globale che tira ancor di più il freno a mano?

Illustrazione di waldryano

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