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Bundesbank: la guerra in Medio Oriente frena la ripresa tedesca e spinge l’inflazione al 2,9%

Nel rapporto mensile di giugno, la Bundesbank rivede al ribasso le previsioni di crescita per la Germania e al rialzo quelle sull’inflazione. Lo shock energetico innescato dal conflitto in Iran è il fattore determinante. Solo la spesa pubblica evita la recessione estiva.

La ripresa economica della Germania, che aveva preso slancio nell’inverno 2025-2026, si inceppa. Nel Rapporto mensile di giugno, la Bundesbank rivede le previsioni elaborate a dicembre e consegna uno scenario più cauto, dominato da un elemento nuovo: la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha spinto i prezzi del petrolio fino a livelli prossimi ai picchi del 2022. Rispetto alle stime di dicembre, le assunzioni sul prezzo del greggio per il 2026 sono superiori di oltre il 55%.

L’impatto si propaga su tutta l’economia. Le famiglie subiscono una perdita di potere d’acquisto che frena i consumi; le imprese si trovano a fare i conti con costi energetici più alti, nuovi colli di bottiglia nelle forniture e una domanda più debole; l’incertezza geopolitica comprime gli investimenti privati. Il risultato è uno stallo: nel secondo trimestre il PIL è atteso in stagnazione, nel terzo in lieve crescita. L’unico argine a una contrazione è la politica fiscale espansiva, con il suo contributo cumulativo stimato in circa 1,3 punti percentuali di PIL tra il 2026 e il 2028. La spesa per la difesa — destinata a raggiungere il 2,5% del PIL entro il 2028 — ne è il principale motore.

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Sul fronte delle previsioni annuali, il PIL reale aggiustato per il calendario è atteso in crescita dello 0,5% nel 2026, dello 0,8% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028 — con revisioni al ribasso di 0,1 e 0,5 punti percentuali rispettivamente per il 2026 e il 2027 rispetto alle stime di dicembre. Sul fronte dei prezzi, la revisione è ancora più netta: l’inflazione misurata dall’HICP salirà al 2,9% nel 2026 (contro il 2,2% stimato a dicembre), per scendere solo lentamente al 2,7% nel 2027. Rientrerà sotto il 2% soltanto nel 2028, in parte grazie al passaggio dal sistema nazionale di tariffazione del carbonio all’ETS2 europeo.

Il mercato del lavoro segna il passo: l’occupazione continuerà a calare leggermente fino a fine anno, per risalire solo nel corso del 2027. Il deficit pubblico, intanto, è destinato a salire dal 2,8% del PIL nel 2025 al 4,9% nel 2028 — superando la soglia del 3% fissata dall’Unione europea — mentre il rapporto debito/PIL si avvicinerà al 70%.

Foto di wal_172619

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