Di mercato europeo del carbonio e di ETS ci eravamo occupati qualche mese fa. In attesa della sua prossima riforma, sono stati annunciati i nuovi riferimenti per il periodo 2026-2030, un aggiornamento che vale miliardi di euro per migliaia di impianti industriali. Stiamo parlando dei benchmark ETS, vale a dire il valore di riferimento che la Commissione fissa ogni cinque anni per stabilire quante quote di emissione un’azienda può ricevere senza acquistarle sul mercato.
L’11 maggio scorso la Commissione ha pubblicato la proposta di aggiornamento dei benchmark ETS per il quinquennio 2026–2030. Il 15 giugno gli Stati membri hanno votato in sede di Comitato sui cambiamenti climatici, senza che si formasse una maggioranza qualificata contraria; l’adozione definitiva, tramite atto di esecuzione, resta quindi attesa entro la fine di giugno, con le prime assegnazioni gratuite immediatamente successive.
La soglia media confermata — circa il 75% delle emissioni — non è una garanzia uniforme. È una media regolatoria costruita sui dati trasmessi dagli Stati membri nel 2024 attraverso le misure nazionali di implementazione. Il criterio di riferimento resta il 10% degli impianti più efficienti in ciascun settore: chi si trova già a quel livello riceve una copertura piena o prossima al 100%; chi ne è più distante deve acquistare sul mercato la quota eccedente.
Un elemento rilevante della proposta riguarda le emissioni indirette, quelle legate al consumo di elettricità. La Commissione ha scelto di mantenere la copertura per 14 categorie di prodotto, con l’obiettivo dichiarato di incentivare l’elettrificazione industriale: una scelta che, secondo le stime della stessa Commissione, si traduce in valori di benchmark più elevati per un impatto finanziario complessivo di circa 4 miliardi di euro sull’orizzonte 2026–2030, sotto forma di maggiori quote gratuite assegnate all’industria.
In sintesi
Quote gratuite medie 2026–2030 ~75% delle emissioni per impianto Criteri di assegnazione Top 10% degli impianti più efficienti per settore Copertura emissioni indirette 14 categorie di prodotto Impatto stimato sull’elettrificazione 4 miliardi di euro (2026–2030) Voto Comitato cambiamento climatico 15 giugno 2026 (nessuna maggioranza di blocco) Adozione definitiva prevista Fine giugno 2026 ETS Investment Booster 30 miliardi di euro, da 400 milioni di quote CBAM in vigore Dal 1° gennaio 2026 Revisione strutturale ETS 15 luglio 2026 Fonti: Commissione Europea, comunicato stampa IP_26_1044, 11 maggio 2026; Commissione Europea, proposta di modifica della Market Stability Reserve, 1° aprile 2026; ANSA, voto Comitato cambiamento climatico, 2 giugno 2026; Consiglio europeo, dichiarazioni della Presidente von der Leyen, 19-20 marzo 2026.
L’aggiornamento dei benchmark ETS è solo uno dei quattro fronti di un pacchetto di riforma annunciato dalla presidente von der Leyen al Consiglio europeo del 19-20 marzo, in risposta alle pressioni di diversi Stati membri — Italia in testa — preoccupati per i costi energetici in un contesto già teso dal rialzo dei prezzi legato al conflitto in Medio Oriente. Il secondo fronte è la riforma della Market Stability Reserve, il meccanismo che regola l’offerta di permessi nel mercato del carbonio: il 1° aprile la Commissione ha proposto di sospendere l’invalidazione automatica delle quote in riserva che superano la soglia di 400 milioni di tonnellate, mantenendole come cuscinetto attivabile in caso di volatilità estrema dei prezzi. La misura richiede il passaggio per Parlamento europeo e Consiglio.
Il terzo fronte è l’ETS Investment Booster, un fondo da 30 miliardi di euro finanziato attraverso la vendita di 400 milioni di quote di emissione, pensato per finanziare progetti di decarbonizzazione industriale — con particolare attenzione alle piccole e medie imprese e ai processi che richiedono percorsi di decarbonizzazione su misura, come il calore industriale a diverse temperature. L’obiettivo della Commissione è renderlo disponibile prima del 2030.
Sullo sfondo opera il CBAM, pienamente in vigore dal 1° gennaio 2026: le imprese che importano in Europa acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno devono acquistare certificati equivalenti al contenuto di carbonio incorporato nei prodotti, riducendo il vantaggio di chi opera in contesti normativi meno stringenti.
Il quarto e ultimo tassello arriverà il 15 luglio, quando la Commissione presenterà la revisione strutturale del sistema ETS, con benchmark specifici per filiera e una traiettoria di phase-out più realistica per i settori energivori. Per siderurgia, cemento e chimica di base — e per chi vi investe con criteri ESG — quel passaggio potrebbe riscrivere le regole attuali in modo significativo.
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