Dati occupazione USA, oltre le attese

La settimana si chiude col botto. Dopo l’inizio costellato di timori su nuovi dazi, i dati sull’occupazione USA superano le più rosee attese e, unite ai dati sulla fiducia dei consumatori, potrebbero preludere ad un fine anno dolce per il mercati. Dati macro anche dall’Italia e dal Giappone. Questo ed altro nell’ultima K Briefing della settimana.

Dati occupazione USA, crescita oltre attese. I dati governativi confermano che per il momento il mercato del lavoro tiene botta. La disoccupazione USA rimane ai minimi al 3.5% (cala addirittura di un decimale). Aumentano più del previsto le assunzione in aziende private non agricole (+266mila contro attese di appena 186mila). Al netto della componente pubblica i nuovi posti di lavoro creati sono 254mila (contro attese di 175mila). Migliora più del previsto la situazione nel comparto manifatturiero (a differenza della lettura ADP). +54mila occupati contro i 38mila attesi. La dinamica salariale si mantiene sui binari sostenibili. Su base mensile l’aumento della paga oraria è dello 0,2% (meno del previsto), +3.1% su base annua. Non c’è molto da aggiungere, i dati sull’occupazione USA a novembre soprendono in positivo e fanno quindi ben sperare per l’andamento dei consumi di fine anno.

Fiducia consumatori USA. La stima preliminare dell’indice di fiducia elaborato dall’università del Michigan vola in dicembre al massimo a 7 mesi. Salgono tutte le componenti: la percezione della condizione economica attuale e le aspettative future. Un dato oltre le attese che dovrebbe confermare la solidità della domanda interna e, assieme ad un leggero aumento delle scorte, portare frutti già nel PIL del trimestre che sta per finire. Unico dato in discesa è l’attesa di inflazione, quella a lungo termine tocca il minimo a 2,3%, l’inflazione attesa ad un anno scende da 2.5% a 2.4%. Aspettative di inflazione più bassa dovrebbero essere sinonimo di una Fed attendista ancora per molto tempo.

Giappone, debolezza continua. La lettura dei coincident indicators e dei leading indicators conferma che la congiuntura giapponese si mantiene debole. Più stabile il Leading Index che scende a quota 91.8, mentre il dato precedente è stato rivisto al rialzo a 92.2, da 91,9. Il coincident index segna invece -5.6% con revisione del dato precedente da +2.1% a +1.7%. In sostanza peggiora sensibilmente la condizione attuale dell’economia giapponese mentre non sembrano esserci grossi movimenti sulle attese future.

Italia, male vendite al dettaglio. Il dato di ottobre conferma il rallentamento delle vendite al dettaglio nel nostro paese. -0.2% rispetto al mese precedente e +1% rispetto allo stesso mese del 2018

Germania, gelata produzione industriale. -1.7% rispetto a settembre, questo il dato della variazione di produzione industriale mensile ad ottobre. Peggio delle attese ed ancora innestato nel trend negativo di qualche mese a questa parte.

Inflazione brasiliana sale. Ad ottobre i prezzi salgono dello 0.51% con il tendenziale che si porta a +3.27%. Segnali di risveglio dei prezzi che potrebbe portare la banca centrale a sospendere ulteriori manovre espansive.

OPEC. In estrema sintesi, la riduzione della produzione durerà fino a marzo del 2020, poi sarà una nuova riunione a decidere il da farsi. L’incontro viennese è stato una prova di forza dell’Arabia Saudita che prima ha preteso una più ampia redistribuzione dei tagli alla produzione fra i vari componenti dell’organizzazione e poi ha stupito tutti con l’impegno di continuare a tagliare la propria produzione di 400mila barili al giorno. Il prezzo del petrolio prova a riprendersi, basterà?

Canada, occupazione cala. A novembre il tasso di disoccupazione in Canada cresce di 4 decimali, portandosi al 5,9%. A sopresa gli occupati calano di 71mila unità contro attese di un aumento di 10mila. Calo indiscriminato sia del tempo pieno che del part-time.

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Image by LEEROY Agency

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