Climate change, il ruolo fondamentale del sistema finanziario

Nella settimana del COP25 dedichiamo alcuni post al climate change. Una delle tematiche più importanti dei nostri tempi che sta scuotendo anche un mondo, quello dell’economia e della finanza, sicuramente in ritardo nell’affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, ma in grado di indurre molti attori economici a modificare i propri comportamenti.

“We should treat the natural world as we would the economic world and protect our natural capital”

Questa frase capeggia in bianco su sfondo giallo all’inizio dell’ultimo report firmato FMI sul tema del climate change. The economics of climate change è una raccolta di spunti, forniti da economisti, banchieri e analisti del fondo, per sottolineare come il mondo dell’economia e della finanza sia, al pari di ogni altra attività umana, immerso nelle problematiche ambientali e le debba affrontare, ora e senza esitazione. Affrontarle non significa solo cercare di limitare i danni che fenomeni meteorologici sempre più forti e frequenti causano al tessuto economico/finanziario, ma, cosa forse ancora più importante, guidare il cambiamento; trasformare la sfida in opportunità. In estrema sintesi si tratta di trasformare i costi di breve periodo in sviluppo di lungo periodo. Ed è qui la sfida che l’FMI lancia al mondo della finanza e dell’economia mondiale.

Costi di breve periodo, si diceva. Mark Carney, il governatore della banca centrale inglese, ricorda come gli eventi meteo avversi del 2018, oltre all’incalcolabile danno in termini di vite umane, è costato 80 miliardi di dollari alle assicurazioni, il doppio della media degli ultimi 30 anni. Nel 2017, a fronte di danni assicurati per 140 miliardi di dollari si sono registrate oltre 200 miliardi di dollari di danni non coperti da alcun tipo di assicurazione. In molti paesi, ricorda Carney, la percentuale di coperture assicurative non supera l’1%. Coprire il gap assicurativo tra i paesi sviluppati e le economie low/middle income è uno dei primi grandi obiettivi della finanza internazionale in tema di climate change.

Ma la grande sfida che attende il sistema finanziario è, in un certo senso, educativa. Nel post di domani vedremo quali siano i costi che le aziende devono sostenere per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Stabilire le regole da seguire per rendere sostenibili questi costi ed accompagnare le aziende nel loro percorso di trasformazione dall’energia fossile a quella rinnovabile, sono i compiti che banche, assicurazioni ed investitori istituzionali devono fare propri, e da subito.

Qualcosa si muove ma ancora troppo lentamente. Carney ricorda la Task Force on Climate-related Financial Disclosures disegnata dal G20 per creare un set di raccomandazioni alle aziende per intraprendere la strada della trasformazione energetica. Settimana scorsa l’Economist ha dedicato un bell’articolo sulla crescita di startup dedicate allo studio ed alla quantificazione dei costi, per le imprese, legati ai cambiamenti climatici. Le banche iniziano a trattare il rischio climatico come un qualsiasi altro rischio finanziario, dirottando i propri investimenti su settori a basso impatto ambientale. Strumenti finanziari come i green bond stanno iniziando a far affluire i capitali laddove il tema ambientale viene recepito. La recente decisione della Banca Europea degli Investimenti di non sostenere più progetti legati all’energia fossile a partire dal 2021, è un’altra importante dimostrazione di come il sistema finanziario possa e debba condizionare il cammino dell’economia.

Di certo, chiude Carney, serve l’impegno politico. Più la legislazione recepirà l’importanza di intervenire in materia di climate change e più rapidamente il sistema finanziario potrà usare la sua “arma” di convincimento: gli investimenti. Ed è un’arma decisiva. L’Agenzia internazionale per l’Energia stima che la riconversione da fossile per il settore energetico implichi investimenti per 3,5 trilioni di dollari annui per diversi decenni.

Il tempo non è a nostro favore. Per evitare il punto di non ritorno, quell’aumento della temperatura globale sopra 1,5° centigradi, restano pochi anni. Serve ridurre del 45% le emissioni di CO 2 entro il 2030 ed arrivare a zero emissioni entro il 2050.

Image by Gerhard Gellinger

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