La domanda di oro può ancora contare sulle banche centrali. Questo sembra essere il risultato principale dell’ultimo sondaggio del World Gold Council, rilasciato questa mattina. Vediamo qualche dettaglio.
Il Central Bank Gold Reserves Survey 2026, condotto tra febbraio e maggio 2026 su 76 banche centrali partecipanti — record assoluto per questa rilevazione giunta alla nona edizione — fotografa un sentiment largamente positivo verso l’oro all’interno della comunità delle banche centrali mondiali.
Il dato più significativo riguarda le intenzioni di acquisto: il 45% dei rispondenti prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi dodici mesi, il valore più elevato dall’avvio dell’indagine. L’89% si aspetta inoltre che le riserve auree complessive a livello globale continuino a crescere nello stesso arco di tempo. Una convergenza di aspettative che indica come l’oro sia ormai percepito come un asset strategico strutturale, non una scelta tattica contingente.
A guidare questa tendenza sono tre motivazioni ricorrenti: la capacità dell’oro di tenere nei momenti di crisi (citata dal 90% dei rispondenti come fattore rilevante), il suo ruolo di riserva di valore e strumento di protezione dall’inflazione (84%) e la sua funzione di diversificatore di portafoglio (83%). Cresce anche il peso del rischio geopolitico come leva di acquisto: l’85% delle banche centrali dei mercati emergenti cita esplicitamente questo fattore, contro il 56% delle economie avanzate.
Lo scenario valutario chiarisce il contesto. Il 74% degli intervistati prevede che il dollaro riduca la propria quota nelle riserve globali nei prossimi cinque anni — dato che si affianca alla view sull’oro: l’84% si aspetta che la quota del metallo aumenti entro il 2031, rispetto al 76% rilevato nel 2025. I dati IMF COFER al terzo trimestre 2025 collocano il dollaro al 42% delle riserve totali, l’euro al 15% e l’oro già al 26%.
Sul piano operativo, il 50% delle banche centrali intenzionate ad acquistare oro lo farà attraverso programmi di acquisto domestico in valuta locale, mentre il 38% utilizzerà proventi dalla vendita di asset già in portafoglio. La Bank of England rimane la principale sede di custodia (57%), ma si registra un’accelerazione nelle strategie di diversificazione: il 10% delle banche centrali ha ampliato le sedi di detenzione all’estero nell’ultimo anno, contro il 2% del 2025.



