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Lo shock energetico del 2026 e le risposte dei governi: cosa dice l’OCSE nel suo Economic Outlook

Dal Vietnam alla Lettonia, i governi hanno reagito in fretta ai rincari energetici post-Hormuz. Il capitolo 2 dell’ultimo Economic Outlook OCSE fotografa le misure adottate e solleva un avvertimento preciso: velocità non è sinonimo di efficacia.

La chiusura dello Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa un quarto dei flussi mondiali di petrolio e il 20% del commercio globale di GNL — ha impresso un’accelerazione brusca a un nuovo ciclo di shock energetico. L’impatto sui mercati è stato immediato: il Brent è salito bruscamente, ma sono i prodotti raffinati — diesel e carburante per aerei — ad aver subito i rincari più forti; i costi dei fertilizzanti sono aumentati di circa il 25% nel solo mese di marzo.

Molti governi hanno agito rapidamente per proteggere famiglie e imprese dai prezzi elevati, ricorrendo in larga misura a misure di carattere generalizzato, come documentato dall’OECD Energy Support Measures Tracker e analizzato nel Capitolo 2 dell’Economic Outlook di giugno 2026.

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Il quadro che emerge da quella analisi è però più articolato di un semplice “governi in campo”. Secondo l’aggiornamento più recente del Tracker, le misure più diffuse includono tagli alle accise sui carburanti, sussidi e interventi regolatori sui prezzi. Circa il 60% delle misure annunciate dai paesi OCSE è temporaneo — con una data di scadenza esplicita. Circa il 30% è mirato, concentrandosi sui settori più esposti agli aumenti del carburante, come l’agricoltura e il trasporto su strada. Meno del 25% risponde contemporaneamente a entrambi questi criteri. Ed è proprio qui che si annida il rischio sistemico segnalato dall’OCSE.

Il paragone con la crisi del 2022-23 è immediato. In quell’episodio, il supporto lordo annunciato da 41 paesi OCSE e non-OCSE raggiunse circa 400 miliardi di dollari nel 2022 e 405 miliardi nel 2023; nell’economia mediana dell’area, il costo fiscale toccò lo 0,7% del PIL nel 2022 e lo 0,8% nel 2023, con alcuni paesi oltre il 2,5%. L’80% di quel sostegno era privo di targeting, distribuito cioè senza criteri di selettività.

I casi più estremi arrivano dal Sud-Est asiatico, dove la dipendenza dal Golfo è strutturale. Vietnam e Filippine, che importano rispettivamente il 95% e l’88% del proprio greggio dal Golfo Persico, avevano già erogato oltre 560 milioni di dollari in sussidi ai carburanti. Il Vietnam ha esentato pressoché tutte le accise sui carburanti, riducendo il proprio bilancio pubblico di una cifra stimata in 277 milioni di dollari al mese. Interventi rapidi, ma la cui sostenibilità fiscale è messa apertamente in discussione dall’OCSE.

L’OCSE formula tre principi per un intervento pubblico ben costruito per rispondere ad uno shock energetico: mirare il sostegno alle famiglie vulnerabili e alle imprese esposte ma vitali; inserire clausole di scadenza automatica; preservare i segnali di prezzo, per non soffocare gli incentivi al risparmio energetico proprio nel momento in cui l’offerta è più compressa. Nel medio termine, la parola chiave rimane una sola: resilienza strutturale, attraverso la diversificazione delle fonti energetiche, gli investimenti nelle rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica

Foto di Engin Akyurt

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