Tanti dati sulla manifattura, il quadro cambia di poco

Giornata carica di dati sulla manifattura, sia europea che statunitense e non solo. I sondaggi dei direttori d’acquisto mostrano un settore che continua a navigare nell’incertezza, che rallenta nel suo trend discendente ma fatica ad invertire la rotta. Questo ed altro nel nostro primo K Briefing della settimana.

Manifatturiero USA, ancora dati incerti. L’indice PMI elaborato dall’istituto ISM scende a 48,1 contro attese di una continuazione del recupero (gli analisti si attendevano un 49,2). In ribasso sia la componente ordini che la componente occupazione. In leggero miglioramento, ma meno delle attese, il sottoindice sulle aspettative dei prezzi che rimane comunque, come gli altri, sotto quota 50 e quindi in zona contrazione. Lettura differente quella offerta dal PMI elaborato dall’istituto IHS/Markit che sale a 52.6, il massimo da 6 mesi, la differenza deriva dal diverso peso attribuito al dato sugli ordini di macchinari diffuso settimana scorsa e che risultava sorprendentemente positivo. La sintesi ci consegna un settore ancora fortemente influenzato dalle problematiche legate al commercio estero e che, pur avendo frenato la corsa al ribasso, non riesce a trovare una spinta in grado di invertire definitivamente il trend.

Manifattura Europea. L’indagine PMI di novembre lancia segnali misti per il settore manifatturiero dell’eurozona. Partiamo dai dati di casa. In Italia il PMI manifatturiero di novembre segna 47,6, meno del mese precedente ma meglio delle stime degli analisti (14° calo consecutivo). In miglioramento anche il dato spagnolo, da 46.8 a 47.5. Migliora anche l’aspettativa sulla manifattura tedesca, con il PMI che risale a 44.1 da 43.8 (massimo a 5 mesi). Tiene e migliora la Francia, unica ad essere sopra 50 migliorando di un decimale la lettura precedente (stima flash a 51.7 da 51.6), massimo a 5 mesi. Dato medio eurozona si fissa a 46,9 da 46.6.

Il cammino è ancora lungo, serviranno conferme ma la probabilità che il bottom sia alle spalle aumenta. Stando ai risultati del sondaggio IHS Markit la fiducia sembra riaffacciarsi anche se il mercato del lavoro rimane molto debole con segnali contrastanti (giù in Germania, su in Francia).

UK, PMI sopra attese a novembre. Gli analisti si aspettavano una lettura del sondaggio PMI in linea con la stima preliminare a 48,3. Il dato di novembre sorprende in positivo con un 48,9, pur rimanendo in zona contrazione. Lo slittamento della Brexit ha avuto come effetto immediato un calo delle scorte di beni finiti. Un calo a ritmi che non si vedevano da due anni e mezzo.

Black Friday, boom online in USA. 7,4 miliardi di dollari di acquisti online effettuati per il Black Friday. Questa la cifra record che segnala una buona tenuta dei consumi e ridà slancio al rialzo dei listini.

Commercio internazionale. Ancora fumo denso sull’argomento.La posizione di Trump su Hong Kong determina le prime sanzioni da parte cinese. In un tweet il presidente americano, dopo il solito sfogo contro la Fed, prende di mira Brasile ed Argentina, colpevoli, a suo dire, di usare la svalutazione della moneta a danno dei produttori agricoli americani. E spunta l’ipotesi che si possa metter mano alle tariffe sulle importazioni di acciaio.

Asia PMI. L’indice dei direttori d’acquisto cinesi migliora oltre le attese in novembre e mantiene quota 51 (a 51.8). Migliora anche il PMI giapponese ma rimane sempre in fase di contrazione (48.9 da 48.6).

Australia, segnali ancora negativi. L’indice sullo stato del settore manifatturiero australiano, realizato dall’AIG (l’associazione degli industriali locali), segna l’entrata in fase di contrazione del settore manifatturiero, da 51,6 a 48,1. Nel terzo trimestre si segnala anche una diminuzione delle scorte ed un calo dei profitti aziendali pre-tasse.

Corea del Sud, prezzi scendono. A novembre i prezzi al consumo coreani scendono dello 0,6% rispetto al mese precedente, più del previsto. Su base annua il dato si ferma ad un modesto +0.2%.

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Image by Moises Camacho

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