Le domande improvvise: cos’è la legge di Okun?

Il prodotto interno lordo di un’economia cresce al crescere dell’impiego dei fattori della produzione. Il lavoro è tra i fattori di produzione e quindi è lecito attendersi che ad un aumento del PIL corrisponda una diminuzione della disoccupazione. La legge di Okun indaga proprio questa relazione.

Il grafico presentato qui sotto mostra gli andamenti trimestrali del tasso di disoccupazione e del PIL, negli USA, dal 1980 ad oggi. Si nota come vi sia una relazione inversa tra i due e come, in particolare, il tasso di disoccupazione tenda a calare in maniera più decisa in presenza di una crescita superiore al tasso medio di crescita (circa il 3% per gli Stati Uniti).

Rapporto tra crescita del PIL e tasso di disoccupazione negli USA dal 1980 ad oggi (dati trimestrali). Fonte: fred.stlouisfed.org

Questa relazione è stata formulata per la prima volta, nel 1962, da Arthur Okun (un’economista statunitense) e si basa sull’osservazione delle serie storiche dei livelli di produzione e di occupazione di un’economia. La legge di Okun, una relazione di natura empirica, ci dice sostanzialmente 3 cose:

  1. Esiste un tasso di crescita del PIL che mantiene invariato il tasso di disoccupazione, si tratta del tasso normale di crescita di un’economia.
  2. La disoccupazione varia se la produzione in un determinato periodo di tempo è maggiore o inferiore rispetto al suo tasso di crescita normale. Un periodo di alta produzione (maggiore al suo tasso di crescita normale) comporterà una riduzione della disoccupazione. Viceversa, un periodo di crescita inferiore rispetto al suo tasso normale comporterà un aumento della disoccupazione. Okun osserva anche un’altra relazione interessante: la variazione del tasso di disoccupazione dal suo livello naturale (NAIRU) e in relazione con la variazione della crescita rispetto al suo potenziale (output gap).
  3. La relazione tra variazione della produzione e variazione della disoccupazione è inversa e dipende da un coefficiente (il coefficiente di Okun) che viene stimato dai dati storici di un’economia e che risulta sempre inferiore a 1. Questo significa che il tasso di disoccupazione varia in misura inferiore rispetto al tasso di crescita di un’economia.

Matematicamente possiamo esprimere la legge di Okun in questa maniera:

U – u = -o(P – Pt)

Ossia la variazione del livello di occupazione in un determinato periodo (U-u) è uguale alla differenza tra la crescita della produzione dello stesso periodo (P) ed il tasso di crescita normale di quella zona economica (Pt), moltiplicati per l’inverso del coefficiente di Okun (o).

Il coefficiente di Okun descrive l’effetto sui tassi di disoccupazione di deviazioni della crescita della produzione dal suo tasso normale. Il valore di questo coefficiente, stimato dai dati storici, è influenzato sia da fattori microeconomici (come un’azienda risponde ad un aumento o ad una diminuzione della produzione), sia da fattori strutturali dell’economia (soprattutto la rigidità del mercato del lavoro). Questo fattore varia perciò da paese a paese e, se vogliamo, potrebbe essere considerato un utile indicatore, dal punto di vista occupazionale, della velocità di adattamento delle aziende e del sistema economico ai cambi di congiuntura.

Al di là delle relazioni numeriche (che hanno dato segni di cedimento, ad esempio nel 2009 negli USA), la legge di Okun è importante perchè indica una strada ben precisa alla politica fiscale per intervenire sui livelli di occupazione. Innanzitutto ci dice che per ridurre la disoccupazione non basta fa crescere il PIL ma occorre farlo oltre un determinato livello. In secondo luogo, la legge di Okun suggerisce che un mercato del lavoro flessibile (in entrata ed in uscita) può teoricamente influire sulla risposta occupazionale alle fluttuazioni della crescita; questo sia in positivo che in negativo. Il che significa che da un lato la flessibilità del lavoro consente una migliore risposta occupazionale nei periodi di crescita sostenuta, dall’altro impone al legislatore l’approntamento di strumenti di sicurezza sociale capaci di sostenere i redditi nei periodi di calo della produzione.

Foto di David Mark da Pixabay

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