Le domande improvvise. Ma allora cos’è questa Quota 100?

Alla fine Quota 100 è diventata realtà, dopo una lunghissima gestazione il provvedimento è legge. In cosa consiste esattamente e a chi può convenire

Partiamo dal vedere come funziona il meccanismo di quota 100. Se un lavoratore raggiunge un’età di 62 anni e dispone di almeno 38 anni di contributi previdenziali versati, può fare domanda per ottenere la pensione, senza attendere l’età fissata dalla “legge Fornero” (67 anni). Tecnicamente Quota 100 è definibile come un anticipo pensionistico, come lo è l’APE o l’opzione donna.

Chi ha i requisiti può quindi presentare domanda di pensione. Se il richiedente è un lavoratore del settore privato ed ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018, potrà “uscire” dal mondo del lavoro ad aprile 2019. Con quota 100, infatti, vengono reintrodotte le finestre di uscita. Si tratta di finestre trimestrali mobili; per sapere il momento in cui si inizia a ricevere l’assegno occorre, quindi, aggiungere 3 mesi alla data di maturazione dei requisiti. Nel caso di un lavoratore dipendente pubblico l’attesa sarà di 6 mesi, ciò significa che la prima finestra utile (requisiti maturati il 31 dicembre 2018) sarà quella di giugno 2019.

Un appunto. Il meccanismo delle finestre, che non vale per la pensione di vecchiaia, è stato introdotto anche per l’opzione donna e per la pensione anticipata basata sui soli contributi (42 e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne).

Una volta beneficiato di Quota 100 la legge prevede il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro superiori ai 5000 euro annui. Il divieto decade raggiunto il requisito anagrafico “standard” per la pensione di vecchiaia.

Si è molto discusso sulla presenza o meno di penalizzazioni per chi deciderà di utilizzare Quota 100. Di penalizzazioni esplicite non ce ne sono ma i meccanismi di calcolo della pensione, completamente o parzialmente con il metodo contributivo, renderanno l’assegno più leggero. La cosa è abbastanza normale se si tiene in conto che:

  • Si versano meno contributi
  • Si fanno “maturare” per meno anni i contributi già versati
  • Si allunga il periodo di erogazione della pensione, quindi il montante previdenziale va diviso per più annualità

Una simulazione effettuata nei mesi scorsi dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ipotizza una decurtazione che va dal 5% fino al 30% dell’assegno, a seconda degli anni di anticipo – rispetto al requisito della “legge Fornero” – con cui si va in pensione.

Valutare la convenienza di aderire a Quota 100 non è semplice. Occorre, tra le altre cose, considerare il peso della quota di pensione calcolata con il sistema retributivo e la distanza dal raggiungimento della pensione con il requisito dei soli contributi.

In linea di massima la maggior convenienza dovrebbe concentrarsi su coloro i quali hanno maturato 38 anni di contributi ed hanno un’eta di almeno 64 anni; vale a dire chi non ha possibilità di sfruttare il pensionamento con soli contributi e che potrebbe beneficiare di un anticipo di 1/2 anni con una penalizzazione inferiore al 10%. Si ribadisce, comunque, che la convenienza è soggettiva e va valutata a partire dalle simulazioni (rivolgendosi ad un CAF oppure all’INPS) e dalle esigenze personali.

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