Fornero o non Fornero, per i giovani lavoratori cambia poco

Ancora non sappiamo chi sarà il nuovo presidente del consiglio incaricato ma sappiamo, ufficiosamente, che tra i punti del cosiddetto “contratto di governo” ci sarà quello relativo alle pensioni. Abolire o superare la Fornero? Per i giovani poco importa, meglio concentrarsi sulla previdenza integrativa.

Il sistema pensionistico italiano ha, nella sua storia, una data che ne ha cambiato per sempre le caratteristiche e che – da sola – ha modificato il concetto futuro di pensione. Si tratta del 1995.  In quell’anno il governo Dini introdusse nell’ordinamento il calcolo della pensione su base contributiva.

Il sistema previdenziale pubblico italiano si regge sul modello a ripartizione. In sostanza i contributi pagati dai lavoratori nell’anno solare vanno a coprire le pensioni pagate in questo stesso arco di tempo. Una sorta di patto intergenerazionale che ha retto fino a che il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati si è mantenuto in netto favore dei primi.  L’invecchiamento della popolazione, unito a maggiori speranze di vita e ad una minore  quota di lavoratori attivi, hanno reso i bilanci previdenziali sempre più rossi, costringendo il legislatore ad intervenire nell’unico modo possibile: ritardare l’erogazione delle prestazioni ed aumentare le percentuali di contribuzione.

Il sistema contributivo, che oggi riguarda integralmente tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 in poi, lega matematicamente il valore della pensione ai contributi effettivamente versati. Un meccanismo che porterà ad una pensione tra il 40% ed il 60% dell’ultima retribuzione.

A prescindere dall’età pensionabile, i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1996 dovranno fare i conti con una pensione che difficilmente coprirà la metà dell’ultima retribuzione.

Gli attuali squilibri del sistema rendono per le giovani generazioni quantomai ipotetico pensare alla pensione pubblica come al primo pilastro della loro copertura previdenziale. Iniziare il prima possibile a costruirsi una previdenza complementare è fondamentale. Piani di accumulo, anche di poche centinaia di euro all’anno, possono, nel lungo periodo, garantire future integrazioni di reddito importanti, a patto che su questi PAC non pesino caricamenti e tassazioni “da cavallo”.

Per questo sarebbe un segnale molto importante intervenire agevolando il risparmio vincolato a scopi previdenziali, come si è fatto per i PIR, investendo nell’educazione finanziaria ed incentivando il risparmio nelle giovani generazioni.

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