Come ampiamente atteso, la Banca Centrale Europea (BCE) ha aumentato di ulteriori 25 punti base i principali tassi d’interesse. Si tratta del secondo rialzo dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è salito al 2,65%, mentre il tasso sui depositi ha raggiunto il 2,50%. La decisione riflette la persistente pressione inflazionistica alimentata dalle tensioni in Medio Oriente, che secondo la BCE manterranno l’inflazione sopra l’obiettivo del 2% per un periodo prolungato che la governatrice Lagarde ha limitato alla prima metà del 2027. Le previsioni sull’inflazione per il 2026 restano al 3%, ma sono state riviste al rialzo per il 2027 (2,5%) e il 2028 (2,1%). La BCE ha contemporaneamente migliorato le stime di crescita, sottolineando una maggiore resilienza dell’economia dell’Eurozona nonostante il contesto geopolitico e monetario più restrittivo. Il PIL è visto salire dello 0,9% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027.
La governatrice Lagarde ha come al solito ricordato la natura “data driven” delle decisioni BCE, non escludendo né confermando ulteriori interventi (il mercato ne prezza altri due entro marzo 2027). Relativamente alla resilienza dell’economia dell’area, la governatrice ha però raffreddato gli entusiasmi, ricordando come una maggior crescita comporti una componente di fondo dell’inflazione più sostenuta. Per il momento, ha affermato Lagarde, le aspettative rimangono stabilmente ancorate all’obiettivo di lungo termine.
Australia, aspettative di inflazione dei consumatori stabili a settembre 2026.
In Australia, le aspettative di inflazione dei consumatori si sono mantenute al 4,9% a settembre 2026, confermando il livello di agosto e segnalando la persistenza delle pressioni sui prezzi. Il quadro è rafforzato da un’inflazione core ancora elevata: a luglio il trimmed mean CPI è rimasto al 3,6% su base annua, ben oltre il target del 2–3% della Reserve Bank of Australia. I toni restrittivi della banca centrale hanno alimentato le attese di un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno. Tutte le principali banche australiane prevedono infatti un ulteriore intervento, già possibile a settembre secondo NAB.
Produzione industriale a luglio 2026, numeri positivi per Italia e Spagna.
A luglio 2026, la produzione industriale italiana è cresciuta dello 0,7% su base mensile, recuperando dopo la flessione di giugno e superando le attese del mercato. Il rimbalzo è stato sostenuto soprattutto dai beni di consumo, intermedi e strumentali, mentre il comparto energetico ha registrato un calo. Su base annua, la produzione è rimasta stabile, evidenziando un miglioramento rispetto alla contrazione precedente e alle previsioni degli analisti. L’energia e il settore farmaceutico hanno mostrato le performance più dinamiche. In Spagna, invece, la produzione industriale ha segnato una crescita annua più robusta, pari al 2,3%. Si tratta del quinto mese di crescita consecutivo e del secondo miglior risultato da marzo scorso.
Stati Uniti, prezzi alla produzione in linea con le attese ad agosto 2026.
Ad agosto 2026, i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,4% su base mensile, segnando il rialzo più marcato degli ultimi tre mesi e confermando le attese del mercato. L’accelerazione è stata trainata principalmente dai beni, i cui prezzi sono saliti dell’1,1%, dopo due mesi consecutivi di cali. Particolarmente rilevante il forte aumento del diesel, cresciuto del 24,1%, insieme ai rincari di benzina, carburante per aerei, prodotti alimentari e tabacco. I servizi hanno invece registrato una crescita più contenuta, pari allo 0,1%. Su base annua, l’inflazione alla produzione è accelerata al 5,4%, dal 4,8% di luglio. Al netto di alimentari ed energia, i prezzi sono aumentati dello 0,2% mensile e del 4,6% annuo. L’indicatore core più monitorato dalla Fed – l’indice al netto di beni alimentari, energia e servizi commerciali – ha tuttavia mostrato un lieve rallentamento (+0,3% da +0,4% su base mensile), segnalando pressioni inflazionistiche ancora elevate ma non uniformemente diffuse.
Stati Uniti, mercato del lavoro.
Nella prima settimana di settembre 2026, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 1.000 unità, attestandosi a 206.000, un livello ancora vicino ai minimi storici e coerente con un mercato del lavoro sostanzialmente solido. Anche le richieste continuative sono calate marginalmente a 1,774 milioni, risultando inferiori alle attese. I dati confermano quindi la resilienza dell’occupazione americana, nonostante la recente contrazione inattesa dei payrolls. Il quadro sostiene la valutazione di alcuni membri della Fed secondo cui l’economia resta prossima alla piena occupazione. In controtendenza, le richieste presentate dai dipendenti federali sono aumentate, riflettendo l’attenzione sui possibili tagli al settore pubblico.
Foto di mailgk1





