In Germania, a giugno 2026, gli ordini all’industria sono aumentati del 3,1% su base mensile, superando nettamente le attese del mercato (+0,3%) e registrando la crescita più forte da marzo. Il risultato è stato sostenuto soprattutto dalla vivace domanda nei comparti delle apparecchiature di processo, dell’elettronica e dell’ottica (+22,7%) e dell’ingegneria meccanica (+12,7%), favorita anche da commesse di grandi dimensioni, mentre il settore automobilistico ha segnato un incremento del 3,8%. In calo, invece, gli ordini per aeromobili, navi, treni e mezzi militari. La domanda interna è cresciuta del 7,8%, mentre quella estera è rimasta quasi stabile, grazie al forte contributo dei Paesi extra euro. Al netto delle grandi commesse, la crescita è risultata più contenuta (+0,5%), confermando un miglioramento graduale del comparto manifatturiero.
Australia, bene esportazioni a giugno 2026.
A giugno 2026 il commercio estero australiano ha mostrato un deciso miglioramento, con le esportazioni di beni in aumento del 9,6% su base mensile fino a 47,7 miliardi di dollari australiani, il livello più alto degli ultimi tre anni. La crescita è stata trainata soprattutto dall’impennata dell’export di oro non monetario (+60,2%), favorita dal rialzo dei prezzi globali di energia e materie prime legato alle tensioni in Medio Oriente e alle interruzioni nello Stretto di Hormuz. In aumento anche le spedizioni di minerali, carbone, metalli e macchinari, mentre le esportazioni agricole sono diminuite. Le importazioni sono invece calate dello 0,2%, penalizzate dalla minore domanda di carburanti. Di conseguenza, l’Australia ha registrato un surplus commerciale di 1,93 miliardi, superando nettamente le attese del mercato.
Eurozona, inatteso calo delle vendite al dettaglio a giugno 2026.
A giugno 2026 le vendite al dettaglio nell’Eurozona sono diminuite dello 0,3% su base mensile, sorprendendo negativamente il mercato che si attendeva un lieve aumento (+0,1%). Il calo ha quasi annullato il recupero registrato a maggio ed è stato determinato dalla flessione delle vendite di alimentari, bevande e tabacco (-0,5%) e dei prodotti non alimentari (-0,4%), solo in parte compensata dal rimbalzo dei carburanti (+1,5%). Tra le principali economie, le vendite sono scese in Germania e Francia, mentre hanno registrato lievi aumenti in Italia, Spagna e Paesi Bassi. Su base annua, la crescita si è rallentata allo 0,7%, minimo da luglio 2024, confermando una domanda dei consumatori ancora debole.
Stati Uniti, annunci di tagli occupazionali in calo. L’IA rimane la prima causa.
A luglio 2026 i datori di lavoro statunitensi hanno annunciato 33.429 tagli occupazionali, il livello più basso degli ultimi due anni, in calo del 27% rispetto a giugno e del 46% su base annua. Per il quinto mese consecutivo, l’intelligenza artificiale è stata la principale motivazione dei licenziamenti, con circa 11 mila posti coinvolti, soprattutto nel settore tecnologico. Nonostante ciò, il mercato del lavoro continua a mostrare resilienza: dall’inizio dell’anno i tagli sono diminuiti del 41% rispetto al 2025, mentre le intenzioni di assunzione sono salite a 16.095 unità, il miglior dato per un mese di luglio dal 2022, segnalando che l’IA sta trasformando, ma non indebolendo, l’occupazione.
Stati Uniti, mercato del lavoro: richieste di sussidi stabili e sale la produttività.
Nell’ultima settimana di luglio le nuove richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono aumentate di appena 1.000 unità, raggiungendo quota 199.000, un dato leggermente inferiore alle attese e vicino ai minimi pluridecennali. Le richieste continuative sono salite a 1,801 milioni, ma restano al di sotto della media registrata nel corso dell’anno, confermando un mercato del lavoro ancora solido. Il quadro è coerente con la valutazione della Federal Reserve, che continua a considerare l’economia statunitense prossima alla piena occupazione.
Nel secondo trimestre del 2026 la produttività del lavoro nel settore non agricolo statunitense è aumentata dell’1,4%, superando le attese grazie a una crescita della produzione superiore a quella delle ore lavorate. Parallelamente, il costo del lavoro per unità di prodotto è salito dell’1,3%, meno delle previsioni, grazie a un equilibrio tra l’aumento delle retribuzioni orarie e il miglioramento dell’efficienza. Anche il comparto manifatturiero ha mostrato segnali positivi, con una produttività in crescita dell’1,9%, sostenuta soprattutto dai beni durevoli. Su base annua, la produttività dell’intero settore non agricolo è aumentata del 2,2%, evidenziando un rafforzamento della capacità produttiva.
Foto di Rolf Hassel





