La settimana economica dal 15 al 19 settembre 2026 è stata caratterizzata dalle decisioni di tre grandi banche centrali, con la Fed che torna a rialzare i tassi dopo tre anni e la BoJ che alza ma delude i mercati sulla mancata guidance. Intanto negli Stati Uniti sale la “febbre” per l’incontro tra Trump e Xi, con i costruttori di auto che si mettono di traverso. Il Medio Oriente continua ad essere un nodo critico per l’economia mondiale, in settimana le nuove proiezioni sul prezzo del petrolio e l’indiscrezione sulle difficoltà di fornitura di greggio dall’Arabia Saudita all’Europa.
Italia, Pininfarina verso l’addio a Piazza Affari. Saipem,affari in Finlandia
Pininfarina si avvia all’addio a Piazza Affari. PF Holdings, controllata dal gruppo indiano Mahindra e già proprietaria del 78,8% della società, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sul restante 21,2% del capitale, con l’obiettivo dichiarato di ottenere il delisting da Euronext Milan. Il corrispettivo è di 1 euro per azione, un premio del 20% sulla chiusura del 15 settembre. L’operazione, che chiuderebbe una presenza in Borsa iniziata nel 1986, resta condizionata all’approvazione Consob, al Golden Power e all’assenza di eventi geopolitici avversi rilevanti (Ansa).
Sul fronte dei dati, l’Istat ha diffuso la produzione nelle costruzioni di luglio, in calo dell’1,4% su giugno e dell’1,2% su base annua — un segnale di raffreddamento del comparto edile che si affianca al quadro più solido emerso a inizio mese sul manifatturiero.
Sul fronte industriale, Saipem si è aggiudicata dalla finlandese Ren-Gas un contratto di ingegneria, approvvigionamento e fabbricazione per la sua soluzione Bluenzyme 200, destinata all’unità di cattura della CO2 del progetto Power-to-Gas di Tampere. Sarà la prima unità di cattura della CO2 su scala industriale completa basata sulla tecnologia proprietaria del gruppo, integrata in un impianto che dovrebbe produrre circa 200 GWh l’anno di e-metano; il titolo ha guadagnato quasi il 3% in Borsa.
Europa, viva il Canada! Per WV Cina sempre più indigesta
Il discorso sullo Stato dell’Unione di Ursula von der Leyen ha aperto uno scenario inedito: la proposta di rendere il Canada il primo “membro associato” della storia dell’Ue, superando il CETA con una nuova “Alliance for the Future” estesa a energia, intelligenza artificiale, difesa e materie prime critiche. La reazione di Trump è stata durissima: ha definito l’idea “ridicola” e minacciato dazi pesanti o l’interruzione totale degli scambi commerciali con l’Ue se l’operazione dovesse concretizzarsi. Dieci Paesi membri, tra cui l’Italia, non hanno peraltro ancora ratificato il CETA originario.
Sul fronte industriale, Volkswagen ha tagliato drasticamente le stime di redditività 2026: il margine operativo atteso scende a un massimo dell’1%, contro il 4-5,5% indicato in precedenza, per effetto di oneri straordinari da 10 miliardi di euro — di cui 6 miliardi legati a una svalutazione della partecipazione in Porsche — oltre ai costi di ristrutturazione e al netto peggioramento del mercato cinese. Il titolo ha perso oltre il 7% in Borsa, il calo più marcato del Dax.
La Bank of England ha lasciato i tassi fermi al 3,75% (voto 6-3), ma con toni molto più allarmati sull’inflazione, salita al 3,1% ad agosto e vista sopra il 4% a inizio 2027. Il governatore Andrew Bailey ha collegato esplicitamente la dinamica dei prezzi al protrarsi del conflitto in Medio Oriente, che dallo scorso febbraio tiene sotto pressione i mercati petroliferi ed energetici globali — lo stesso filo che attraversa diverse notizie di questa settimana.
Stati Uniti, i preparativi per l’incontro Trump e Xi
La Federal Reserve ha alzato i tassi di 25 punti base, al 3,75%-4%: è il primo rialzo dal 2023, deciso all’unanimità per contrastare un’inflazione spinta soprattutto dal rincaro del petrolio. Le proiezioni del FOMC indicano la possibilità di un ulteriore rialzo entro fine anno (CNBC).
Si intensificano intanto i preparativi per il terzo incontro tra Trump e Xi Jinping in meno di un anno: il leader cinese dovrebbe arrivare a Washington il 24 settembre, con cena di Stato, per un vertice che toccherà tregua commerciale, dazi, intelligenza artificiale e Taiwan — sebbene gli analisti si attendano progressi limitati, specie sui controlli all’export di chip. Proprio alla vigilia del vertice, sei associazioni del settore automotive (che rappresentano General Motors, Toyota, Volkswagen, Ford, Hyundai, Stellantis e Tesla, tra gli altri) hanno inviato una lettera dai toni netti alla Casa Bianca, chiedendo di “tenere la porta chiusa” ai costruttori cinesi dopo che lo stesso Trump aveva aperto alla possibilità che aziende come BYD producano auto negli Stati Uniti.
Sul fronte dei semiconduttori, Reuters ha rivelato trattative esplorative tra Intel e la sudcoreana SK Hynix per una produzione di chip di memoria sul suolo americano — una prima assoluta per l’azienda coreana. Le ipotesi sul tavolo sono l’affitto di una parte dello stabilimento Intel in Ohio oppure una joint venture con il coinvolgimento di grandi operatori cloud interessati a garantirsi forniture. L’operazione, che il titolo Intel ha salutato con un rialzo fino al 5%, si inserisce nella spinta del segretario al Commercio Howard Lutnick per riportare la produzione di memorie negli Stati Uniti, ma potrebbe scontrarsi con le resistenze di Seul, che considera sensibili queste tecnologie.
Sul fronte societario, Warren Buffett ha lasciato la presidenza di Berkshire Hathaway dopo oltre cinquant’anni, passando il testimone al figlio Howard mentre resta consigliere con il titolo di presidente emerito (“il tempo vince sempre, ma è stato generoso con me”, ha scritto agli azionisti). Sul fronte intelligenza artificiale, il ceo di Nvidia Jensen Huang ha dichiarato che le vendite di chip dell’azienda raddoppieranno nel 2027 rispetto a quest’anno, confermando la traiettoria di crescita già indicata agli investitori ad agosto.
Resto del Mondo, petrolio e yen protagonisti
L’agenzia di stampa Bloomberg ha rivelato che Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due clienti europei che non riceveranno le consegne di greggio previste da contratto per il mese prossimo — una decisione che riguarderebbe tutti gli acquirenti europei. Alla base c’è l’attacco con droni del 10 settembre che ha bloccato l’oleodotto Est-Ovest, arteria da 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso diventata cruciale da quando il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi paralizzato; la piena riattivazione richiederà cinque-sei settimane (Bloomberg).
Sui possibili sviluppi dei prezzi si dividono le grandi banche d’affari: Bank of America ha alzato la stima base del Brent a 83 dollari al barile per la seconda metà del 2026, avvertendo però che ulteriori interruzioni potrebbero spingerlo verso i 120 dollari, e un danno più esteso alle infrastrutture energetiche fino a 150. JP Morgan colloca invece il “fair value” di settembre intorno ai 90 dollari, contro i circa 106 dollari a cui il greggio viene attualmente scambiato — un divario che riflette il rischio, prezzato dal mercato, di una perdita aggiuntiva di produzione fino a 4 milioni di barili al giorno oltre ai 10 milioni già fuori mercato.
Sul fronte monetario, la Bank of Japan ha portato i tassi all’1,25%, massimo dal 1995, con un voto tutt’altro che compatto (7 contro 2). Nonostante il rialzo, lo yen si è indebolito: pesano i toni cauti del governatore Ueda sul ritmo dei prossimi passi e le crescenti frizioni tra la BoJ e il governo della premier Takaichi, favorevole a una politica più espansiva. Sullo sfondo restano le pressioni del segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, che nelle scorse settimane ha sollecitato Tokyo a rafforzare la valuta: uno yen debole rischia infatti di spingere il Giappone a vendere asset americani, Treasury compresi, con effetti di rialzo sui rendimenti Usa.





