A guardare l’andamento dei mercati finanziari nei primi sei mesi del 2026, la guerra scoppiata in Medio Oriente a febbraio 2026 appare come un episodio in gran parte archiviato: dopo il tonfo di marzo – indici globali giù del 7%, mercati emergenti e asiatici fino al -14% – le Borse europee hanno chiuso il semestre a +12%, con Piazza Affari a +18%. Wall Street ha guadagnato circa il 10%, spinta ancora una volta dai risultati dei big della tecnologia. Anche il rapporto tra prezzo e utili, sceso bruscamente nelle settimane più tese, è tornato sopra le medie storiche sia in Europa sia negli Stati Uniti. Le cripto-attività, scese a 1,9mila miliardi di euro a fine giugno secondo i dati del rapporto, si sono nel frattempo riprese oltre quota 2.400 miliardi.
Eppure non tutto collima. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti sovrani sono saliti. Oltre alla questione relativa ai Treasury statunitensi, il Bund tedesco a due anni ha guadagnato temporaneamente fino a 70 punti base e gli spread corporate si sono allargati. Sempre le primo semestre del 2026, il tasso di default delle obbligazioni high yield europee si è avvicinato ai massimi post-pandemia.
Ed è proprio questa stonatura tra asset ad essere al centro dell’ultimo monitor sui rischi finanziari rilasciato dall’ESMA giovedì della settimana scorsa. L’Autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari sottolinea come il recupero molto veloce di una larga fetta dei mercati finanziari non possa non suscitare qualche preoccupazione. Il cruccio più pesante sembra potersi riassumere in questo concetto: non è tanto la resilienza dei mercati a preoccupare, ma piuttosto il fatto che questa resilienza venga scambiata per assenza di rischio.
Proprio il 10 settembre, lo stesso giorno della pubblicazione del rapporto, la BCE ha alzato i tassi per la seconda volta nel 2026, al 2,50%, perché l’inflazione — spinta dall’energia — non accenna a rientrare verso il target. La crescita, va detto, tiene meglio di quanto si temesse in primavera: le proiezioni BCE di settembre l’hanno rivista leggermente al rialzo rispetto a giugno. Ma è proprio questa combinazione tra economia che regge, inflazione persistente e tassi che tornano a salire a rendere il rally di Borse e cripto-attività più fragile. Ogni ulteriore shock sul fronte energetico o geopolitico troverebbe i mercati posizionati come se il rischio fosse ormai alle spalle.
Lo vogliamo dire in maniera più semplice? I mercati si comportano come se i rischi fossero già tutti scontati, ma nulla ci assicura che gli effetti dello shock energetico si siano già riversati sull’economia reale.
La presidente dell’ESMA, Verena Ross, lo dice senza troppi giri di parole: più si allarga la forbice tra condizioni macro in peggioramento e valutazioni di mercato in salita, più cresce il rischio di una correzione improvvisa. Un rischio che riguarda da vicino anche i risparmiatori europei, la cui esposizione azionaria è sempre più concentrata sui titoli americani.
Il resto del rapporto conferma la stessa logica su fronti diversi. Nell’asset management i flussi restano positivi nonostante la volatilità, ma il rischio di valutazione resta un tema aperto per quasi tutte le categorie di fondi. Sul lato delle infrastrutture, le controparti centrali hanno retto bene alla volatilità dei mercati dell’energia, ma i sistemi di regolamento hanno registrato un’impennata dei fallimenti a inizio aprile, e i rischi cyber pesano sempre di più anche per l’ingresso dell’intelligenza artificiale avanzata nel perimetro delle minacce.
Sul mercato dei capitali, la raccolta tramite IPO in Europa è rimbalzata a 5,4 miliardi di euro nel primo trimestre, dalla media di 1,6 miliardi dei quattro trimestri precedenti, ma resta ai minimi dal 2012 se si guarda al dato quinquennale; l’emissione di obbligazioni societarie, al contrario, ha toccato quasi 1.600 miliardi nel semestre, +55% sul secondo semestre 2025.
Sulla finanza sostenibile, le tensioni sulla politica climatica globale pesano sul sentiment ESG in generale, ma i fondi sulla transizione energetica continuano ad attrarre flussi e il mercato obbligazionario ESG europeo tiene.
Infine, sull’innovazione finanziaria l’ESMA segnala l’avanzata — ancora contenuta ma in accelerazione — della tokenizzazione delle azioni, nuove preoccupazioni sull’interconnessione del sistema dopo alcuni attacchi alla finanza decentralizzata, e una raccolta record nel 2025 per le startup di calcolo quantistico, trainata soprattutto da capitali statunitensi.
La raccomandazione con cui l’ESMA chiude il rapporto riprende la preoccupazione di cui abbiamo parlato in precedenza: mantenere riserve di liquidità adeguate ad assorbire un eventuale ribasso, evitare l’eccessiva concentrazione — in particolare sui titoli tecnologici americani, dove secondo l’Autorità si sta accumulando la quota maggiore dell’esposizione azionaria dei risparmiatori europei — e non scambiare l’assenza di correzioni recenti per un segnale che il rischio si sia ridimensionato.
Foto di Grace Baker





