I dati sui flussi di ETF europei nella settimana dal 25 al 29 maggio 2026, raccolti da EtfExpress, parlano di un sostanziale pareggio tra azioni e bond: 3,91 miliardi di euro verso l’azionario europeo, 3,76 verso il reddito fisso. In un contesto di mercato ordinario la distanza tra le due categorie sarebbe più ampia. Che si stia restringendo — nell’ottava che precede la riunione BCE dell’11 giugno — non è privo di significato: il mercato aspetta, e nel frattempo ridistribuisce il rischio.
Flussi netti ETF europei — Settimana 22 (25–29 maggio 2026)
| Categoria | Flussi netti |
|---|---|
| Equity ETF | +3,91 miliardi € |
| Fixed income ETF | +3,76 miliardi € |
| Commodity ETP | +89 milioni € |
| Crypto ETF | –29,5 milioni € |
| Sector leader (equity) | IT: +416 milioni € |
| Maggiori deflussi settoriali | Energy |
| Fixed income leader | Corporate IG: +1,78 miliardi € |
Fonte: ETF Express / Trackinsight, settimana 22, 25–29 maggio 2026.
Sul fronte equity, il settore information technology ha guidato i flussi settimanali con 416 milioni di euro, davanti a Healthcare (64 milioni) e Consumer Discretionary (29 milioni). Una leadership attesa: le trimestrali positive dei mesi scorsi hanno tenuto alto l’interesse, e i temi dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori continuano ad attrarre capitali. Ciò che colpisce è l’altro capo del registro: il settore Energy ha registrato i deflussi settoriali più consistenti della settimana. Un dato apparentemente contro-intuitivo, in una fase di prezzi del petrolio elevati per le tensioni nel Golfo Persico.
La spiegazione è meno paradossale di quanto sembri. L’energy aveva scalato la cima delle preferenze nei mesi precedenti — i dati iShares per il Q1 2026 indicano che si tratta del primo primato settoriale del comparto dal 2020, raggiunto mentre il Brent superava i 100 dollari al barile. I deflussi di questa settimana hanno l’aspetto di una normalizzazione di posizioni sovrappesate: il mercato prende profitto su ciò che ha già costruito e guarda avanti.
Il contenuto più ricco è nel fixed income. I corporate investment grade hanno attirato 1,78 miliardi di euro, la categoria più ampia del segmento, seguiti dagli aggregate IG (847 milioni) e dai government IG (304 milioni). L’high yield, pur positivo con 252 milioni, resta distante dalla leadership. La lettura è diretta: con un rialzo BCE di 25 punti base già prezzato al 100% per l’11 giugno, gli investitori non fuggono dal reddito fisso, selezionano qualità e, presumibilmente, durate brevi. Un comportamento già delineato dai dati iShares del Q1 2026: oltre la metà dei flussi fixed income di marzo scorso è andata verso l’ultra-short e il breve termine, con government bond al 60% del totale e il credito corporate in territorio negativo per la prima volta da mesi.
Da seguire nelle prossime ottave: l’effetto della decisione dell’11 giugno sui flussi verso i government bond e il corporate a breve scadenza, e l’eventuale ritorno degli afflussi sull’energy se le tensioni sullo Stretto di Hormuz dovessero protrarsi oltre giugno.
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