Come sappiamo, la Fed ha tenuto i tassi fermi nell’intervallo 3,50-3,75% nella riunione di fine aprile 2026, ma il voto si è concluso con quattro dissensi, il numero più alto dal 1992. I verbali pubblicati ieri dalla Federal Reserve restituiscono l’immagine di un board attraversato da tensioni profonde.
Una maggioranza dei funzionari della Federal Reserve, nella riunione di fine aprile, ha ritenuto che aumenti dei tassi d’interesse sarebbero necessari se la guerra in Iran dovesse continuare ad alimentare l’inflazione. Questo è forse il passaggio più significativo delle minute, che conferma un cambio di orientamento significativo all’interno del board.
La «grande maggioranza» dei partecipanti ha segnalato un aumento del rischio che l’inflazione impieghi più tempo del previsto a tornare all’obiettivo del 2%, con la platea dei fattori che la alimentano che si sta allargando e la sua persistenza in aumento.
Sul fronte della politica monetaria, molti partecipanti hanno indicato che avrebbero preferito rimuovere dalla dichiarazione finale il linguaggio che suggeriva un orientamento verso futuri tagli dei tassi. Si tratta di una posizione più diffusa di quanto i soli tre dissensi formali facessero intuire: i verbali confermano che le preoccupazioni dei tre dissenzienti hawkish erano più ampiamente condivise, come del resto lo stesso Powell aveva lasciato intendere nella conferenza stampa post-riunione.
I quattro dissensi nel voto finale si muovevano però in direzioni opposte. Hammack (Cleveland Fed), Kashkari (Minneapolis Fed) e Logan (Dallas Fed) si sono opposti al mantenimento del linguaggio orientato all’allentamento. Il governatore Miran, invece, nominato da Trump e ora uscente, ha votato a favore di un taglio di un quarto di punto.
Diversi partecipanti hanno anche considerato uno scenario in cui i tagli tornerebbero in gioco più avanti nell’anno, nel caso di una rapida risoluzione del conflitto in Medio Oriente.
I verbali arrivano a poche settimane dalla prima riunione presieduta da Kevin Warsh, in agenda il 16-17 giugno. Il nuovo chairman eredita un FOMC in cui la direzione di marcia è cambiata — ma le divisioni interne restano aperte, come riporta Reuters.
Secondo il CME FedWatch Tool, che stima le probabilità di mossa della Fed elaborando i futures sui Fed Funds, i mercati prezzano oggi una probabilità di rialzo di circa il 20% per la riunione del 16-17 giugno, con il restante 80% che sconta un ulteriore nulla di fatto dopo quello di aprile. Una stima destinata a muoversi rapidamente: le aspettative implicite nei futures sono tra le variabili più sensibili al flusso di dati macroeconomici e alle dichiarazioni dei funzionari Fed nelle prossime settimane.





