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Giappone, inflazione resta stabile e la BoJ alza i tassi

A novembre 2025 l’inflazione core rimane stabile e sopra il target della BoJ, la banca centrale alza i tassi e porta il riferimento sui massimi dal 1995

A novembre 2025 l’inflazione giapponese è scesa al 2,9% su base annua, grazie al rallentamento dei prezzi degli alimentari (riso in primis). La componente core rimane al 3%, un punto sopra il target della banca centrale ed in linea con le attese del mercato. Su base mensile l’incremento dei prezzi al consumo si è confermato al +0,4%, massimo a otto mesi. Secondo le proiezioni della BoJ, la componente core dovrebbe scendere sotto il target nella prima metà dell’anno fiscale 2026, risalendo nel periodo successivo.

La banca centrale dal canto suo ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base, portando il riferimento allo 0,75%, massimo dal lontano settembre del 1995. Si tratta del secondo rialzo del 2025 e di una mossa ampiamente attesa dai mercati. Il board ha sottolineato che si attende un ulteriore aumento dei salari nel 2026 e che i tassi di interesse reali rimangono ampiamente in territorio negativo, garantendo un supporto alla crescita economica del paese. La banca ha confermato che se i prossimi dati macro confermeranno le stime di ottobre, allora si proseguirà con ulteriori rialzi dei tassi. Una dichiarazione, quest’ultima, che non è sembrata del tutto chiara ai mercati, con lo yen che è tornato ad indebolirsi.

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Germania, fiducia dei consumatori frena a dicembre.

A fine dicembre la fiducia dei consumatori tedeschi torna a deteriorarsi. L’indice GfK scende a -26,9 punti, toccando il minimo da aprile 2024 e finendo ben al di sotto delle attese. Le famiglie tedesche continuano a dimostrarsi molto caute e tornano a rimandare gli acquisti e ad aumentare i risparmi. Un sentiment che rischia di ridurre il contributo delle spese di fine anno e di far partire con il piede sbagliato il 2026.

Gran Bretagna, secondo mese di calo consecutivo per le vendite al dettaglio.

A novembre le vendite al dettaglio in Gran Bretagna hanno registrato un calo di volume pari allo 0,1%, secondo mese consecutivo con il segno meno e in controtendenza rispetto alle attese del mercato. Su base annua la variazione rimane positiva, con un +0,6% che è però di tre decimi inferiore rispetto alle attese. Le prospettive per dicembre e gennaio non sembrano positive, almeno stando ai dati della CBI. L’indice retail sales balance scende a -44, oltre dieci punti peggio delle attese. In netto calo i volumi di vendita, mentre le aspettative scivolano addiritutta sui minimi dal marzo del 2021.

Eurozona, fiducia consumatori stabile a novembre 2025.

A novembre 2025 la fiducia dei consumatori dell’Area Euro si è attestata a -14,2 punti, il livello più elevato degli ultimi otto mesi, invariata rispetto a ottobre e coerente con la stima preliminare. Nonostante il miglioramento relativo, l’indicatore rimane in territorio negativo, segnalando un persistente clima di cautela. Nell’Unione Europea nel suo complesso, la fiducia si è mantenuta sostanzialmente stabile a -13,6 punti, contro -13,5 del mese precedente. Il lieve miglioramento delle valutazioni sull’andamento generale dell’economia è stato compensato da un peggioramento della percezione delle finanze familiari passate. Le aspettative sulle finanze future e le intenzioni di spesa per acquisti rilevanti non hanno mostrato variazioni significative.

Stati Uniti, indice fiducia Michigan di dicembre 2025 rivisto al ribasso.

La lettura finale dell’indice di fiducia Michigan del mese di dicembre 2025 è stato rivisto al ribasso. L’indicatore migliora comunque rispetto a ottobre, ma si ferma a 52,9 dai 53 punti della stima preliminare. Riviste al ribasso sia la componente aspettative, sia quella relativa alla condizione attuale. Sul fronte prezzi, l’inflazione attesa a 12 mesi risale al 4,2% (un decimo in più rispetto ad ottobre, mentre quella a lungo termine rimane stabile al 3,2%.

Foto di jorono

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