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L’adozione dell’Intelligenza artificiale sta veramente accelerando?

I numeri di due recenti sondaggi cercano di fare luce sulla velocità nell’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo.

Nelle ultime settimane il dibattito sull’intelligenza artificiale ha preso una piega piuttosto concreta: esiste davvero una bolla speculativa attorno a questa tecnologia? Gli investimenti miliardari delle big tech si traducono in profitti reali o stiamo assistendo a un entusiasmo prematuro? La questione centrale ruota attorno a un fatto incontrovertibile: al momento l’IA costa molto più di quanto renda. In questo contesto, capire quanto gli americani stiano effettivamente usando l’intelligenza artificiale diventa fondamentale per valutare se le aspettative siano realistiche o gonfiate.

Proprio per fare chiarezza su questo punto, Brookings ha condotto un’indagine nazionale particolarmente interessante. Lo studio ha coinvolto oltre 1.160 persone attraverso il panel AmeriSpeak gestito dall’Università di Chicago, garantendo un campione rappresentativo della popolazione statunitense. La metodologia è solida: i ricercatori hanno stratificato il campione per età, razza, educazione e reddito, permettendo di capire non solo quanti usano l’IA, ma anche chi la usa e come.

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I risultati rivelano una realtà più sfumata di quanto si potrebbe pensare. Da un lato, l’adozione personale è sorprendentemente diffusa: il 57% degli intervistati dichiara di utilizzare l’IA generativa per scopi personali, principalmente per ricerche su internet e navigazione web. Quattro persone su dieci raccontano di aver aumentato l’utilizzo nell’ultimo anno. Dall’altro lato, l’uso professionale racconta una storia diversa: solo uno su cinque utilizza l’IA sul lavoro, con percentuali che schizzano al 33% tra chi ha una laurea ma crollano al 5% tra chi non ha completato le scuole superiori.

L’istruzione emerge come il fattore più determinante. Chi ha un’educazione superiore non solo usa di più l’IA, ma la usa quotidianamente: il 20% dei laureati interagisce con questi strumenti ogni giorno, contro l’8% di chi ha solo il diploma. Lo stesso pattern si ripete per il reddito: tra chi guadagna oltre 100.000 dollari l’anno, l’utilizzo professionale arriva al 34%, mentre tra chi ne guadagna meno di 30.000 si ferma al 9%.

Particolarmente rivelatore è lo scetticismo degli stessi utenti sull’impatto concreto della tecnologia. Solo il 19% degli intervistati ritiene che l’IA abbia aumentato la propria produttività, e appena l’11% crede che nei prossimi cinque anni l’intelligenza artificiale creerà nuove opportunità di lavoro nel proprio settore. Più di due terzi prevedono che l’impatto sul numero di posti di lavoro sarà limitato o nullo.

Un altro dato che complica ulteriormente il quadro arriva dal Census Bureau americano, che conduce rilevazioni bisettimanali su 1,2 milioni di aziende. I numeri mostrano che l’adozione aziendale complessiva dell’IA è passata dal 3,7% di fine 2023 al 5,4% di febbraio 2024, ma da giugno 2025 si registra per la prima volta un calo nell’utilizzo tra le grandi imprese con oltre 250 dipendenti. Il tasso di adozione è sceso dal 13,5% di giugno al 12% di fine agosto. Si tratta del primo declino significativo da quando è iniziato il monitoraggio nel 2022, suggerendo che l’entusiasmo iniziale potrebbe già essersi raffreddato tra le organizzazioni più strutturate.

Foto di Gosia K.

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