Una settimana economica ricca di eventi sui mercati internazionali: la manovra di Rachel Reeves sotto i riflettori, tensioni sul mercato dei chip AI e un dibattito acceso in Italia sulla proprietà delle riserve auree.
Italia: l’oro della Banca d’Italia al centro del dibattito
La settimana italiana è stata dominata da un emendamento alla manovra finanziaria presentato da Fratelli d’Italia. La proposta, firmata dal capogruppo al Senato Lucio Malan, stabilisce che le riserve auree gestite dalla Banca d’Italia appartengano allo Stato. L’emendamento è stato dichiarato ammissibile, scatenando un dibattito acceso.
La posta in gioco è alta: la Banca d’Italia custodisce circa 2.452 tonnellate d’oro per un valore di 275 miliardi di euro, pari al 13% del PIL. Questi lingotti sono distribuiti strategicamente tra Italia (45%), Stati Uniti (43%), Svizzera (6%) e Regno Unito (6%).
La proposta ha generato preoccupazioni tra economisti e tecnici del Tesoro, che temono un indebolimento dell’indipendenza della Banca Centrale. Le riserve auree servono come presidio contro crisi valutarie e inflazione. La BCE ha fatto sapere di non essere stata consultata.
Europa: la BCE avverte sui rischi americani
Mercoledì 26 novembre la BCE ha pubblicato la sua Financial Stability Review, lanciando un messaggio chiaro: i principali rischi per la stabilità finanziaria europea nel 2026 arrivano dagli Stati Uniti.
Gli investitori dell’eurozona detengono circa 12 mila miliardi di euro in asset esteri, con metà in dollari. Il problema? I prezzi di molti titoli sono alti rispetto ai fondamentali, e il valore di Borsa è concentrato in pochi colossi dell’AI. Questo espone l’Europa al rischio di correzioni improvvise, con forti ripercussioni su fondi pensione e assicurazioni.
Francoforte avverte anche i governi in difficoltà: la debolezza dei bilanci di Francia, Belgio e Italia (deficit tra 3% e 5% nel 2025-2026) li rende vulnerabili a improvvisi cambiamenti del sentiment. La domanda di obbligazioni a lunga scadenza sta diminuendo perché gli investitori preferiscono scadenze brevi in un contesto di incertezza.
Regno Unito: la manovra Reeves tra tasse e sacrifici
Il 26 novembre Rachel Reeves ha presentato la sua seconda manovra autunnale, con un massiccio aumento delle tasse pari a 26 miliardi di sterline per riequilibrare i conti pubblici.
Tra le misure principali: taglio del limite annuale per i cash ISA (conti esentasse) da 20.000 a 12.000 sterline per gli under 65, introduzione di una “mansion tax” sugli immobili sopra i 2 milioni di sterline, e incremento di due punti delle imposte su redditi da risparmio, dividendi e proprietà.
La Reeves ha esteso il congelamento delle soglie fiscali fino al 2031, una “tassa nascosta” che genererà 7,6 miliardi trascinando più contribuenti verso fasce superiori. Dal 2029, i contributi pensionistici tramite salary sacrifice oltre 2.000 sterline saranno soggetti ai contributi assicurativi.
L’Office for Budget Responsibility ha confermato il rispetto delle regole fiscali, ma ha rivisto al ribasso le previsioni sul reddito disponibile delle famiglie.
Stati Uniti: la sfida dei chip tra Nvidia e Google
La settimana americana è stata dominata dalla competizione nel mercato dei chip AI. Lunedì 24 novembre The Information ha rivelato che Google sta trattando con Meta per fornire miliardi di dollari dei suoi TPU (Tensor Processing Units) per i data center di Facebook, una mossa che minaccia il dominio di Nvidia.
La notizia ha fatto scivolare le azioni Nvidia del 2,6% martedì 25 novembre, mentre Alphabet si avvicina ai 4 trilioni di capitalizzazione. Google ha recentemente lanciato Gemini 3, un modello AI addestrato interamente sui propri TPU senza utilizzare GPU Nvidia.
Nvidia, che controlla oltre il 90% del mercato chip AI con margini lordi del 78%, ha risposto su X definendosi “una generazione avanti rispetto al settore”. Ma deve affrontare la minaccia dei suoi stessi clienti principali: Google, Amazon e Microsoft – oltre il 40% dei suoi ricavi – stanno sviluppando chip proprietari per ridurre la dipendenza tecnologica.
Il CEO Jensen Huang resta fiducioso sulle “scaling laws” dell’AI, secondo cui modelli più grandi continueranno a generare domanda crescente di processori avanzati.
Resto del mondo: tra rischi e opportunità
Il quadro globale presenta segnali contrastanti. La Financial Stability Review della BCE evidenzia come l’incertezza geopolitica e l’impatto dei dazi americani sull’economia europea debba ancora materializzarsi pienamente, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni esponenti politici italiani.
Sul fronte asiatico, permangono le preoccupazioni sulla Cina, dove il governo sta cercando di bilanciare stimoli alla crescita con il controllo degli squilibri finanziari. Il Giappone continua a navigare tra pressioni inflazionistiche e la necessità di mantenere una politica monetaria accomodante.
Cosa guardare settimana prossima?
I dati macroeconomici dagli Stati Uniti continuano ad arrivare a singhiozzo, ma settimana prossima i numeri relativi all’andamento del PCE price index di settembre, assieme ai dati su redditi e consumi privati, potranno dare qualche ulteriore indizio sulle scelte della FED.
Da monitorare, sempre negli Stati Uniti, il sondaggio ISM su manifattura e servizi e il dato preliminare sulla fiducia dei consumatori (Michigan) a novembre. Quest’ultimo può essere un buon indicatore preliminare per valutare le prospettive dei consumi per le festività di fine anno.
Per il resto occhio ai numeri dell’inflazione nell’area Euro a novembre, ai sondaggi PMI cinesi e al PIL australiano nel terzo trimestre 2025.







