Sfondo scuro Sfondo chiaro

Intelligenza artificiale: bolla o correzione salutare? Per il settore tech e dell’IA è il momento della verità

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione tecnologica senza precedenti che trasformerà l’economia globale e ha in sé un valore intrinseco reale che mal si accompagna al concetto di bolla speculativa. Ma l’entusiasmo sui mercati finanziari si basa su aspettative di profitti ancora difficili da prevedere nei tempi e nella quantità.

Il mondo della tecnologia sta vivendo uno dei suoi momenti più delicati. Le azioni del settore tech hanno corso – forse troppo – e i timori di una bolla sull’intelligenza artificiale dominano le conversazioni tra analisti e investitori. Ma parlare di “bolla dell’IA” in senso stretto è corretto? La risposta è più sfumata di quanto sembri: no, non siamo di fronte a una bolla classica, ma sì, le valutazioni hanno bisogno di una sana correzione.

Per capire se l’IA rappresenti davvero una bolla, partiamo dalla definizione stessa del termine. Una bolla finanziaria è qualcosa che si gonfia sul nulla, che non ha basi economiche solide, che non presenta un valore in grado di trasformarsi in produttività, profitti e ricchezza reale. Pensate ai tulipani olandesi del XVII secolo o (in parte) alla dot-com degli anni 2000: entusiasmo puro senza fondamentali economici a sostegno.

Pubblicità

L’intelligenza artificiale non rientra in questa categoria. Si tratta di una tecnologia concreta, la cui adozione da parte delle aziende è sempre più intensa. I dati di McKinsey parlano chiaro: l’88% delle organizzazioni utilizza regolarmente l’IA in almeno una funzione aziendale, rispetto al 78% dell’anno precedente. E c’è di più: il 64% dei dirigenti afferma che l’IA sta abilitando l’innovazione nelle proprie organizzazioni.

Il report Kyndryl Readiness 2025 conferma questo quadro, rivelando che gli investimenti in IA sono aumentati del 33% nell’ultimo anno. La tecnologia è reale, l’adozione è in corso, l’impatto comincia a manifestarsi. Non siamo nel regno delle illusioni.

Eppure, il fatto che l’IA non sia una bolla in senso classico non significa che le valutazioni attuali siano giustificate. Quasi due terzi delle organizzazioni sono ancora nelle fasi di sperimentazione o pilota, senza aver ancora scalato l’IA a livello aziendale. Solo il 39% dei dirigenti intervistati da McKinsey riporta un impatto significativo sull’EBIT a livello enterprise.

Ancora più eloquente il dato di Kyndryl: tre aziende su cinque si trovano ancora in fase sperimentale quando si parla di IA, e il 61% dei leader sente più pressione rispetto a un anno fa per dimostrare un ritorno positivo sugli investimenti. In altre parole: si spende molto, ma i profitti tardano ad arrivare, e i tempi per vederli materializzarsi restano incerti.

Del resto, la storia della tecnologia ci insegna che le rivoluzioni autentiche seguono sempre lo stesso copione: entusiasmo iniziale, valutazioni eccessive, correzione dolorosa, e poi crescita reale a lungo termine. È successo con l’elettricità, con internet, con gli smartphone. Il pattern “hype > correzione > valore reale” non è un’anomalia, è la norma. La differenza tra una vera innovazione e una bolla sta proprio in quello che succede dopo la correzione: le bolle scompaiono, le tecnologie trasformative ripartono più forti di prima.

In un mondo razionale, l’IA sarebbe stata valutata con interesse e sarebbe entrata moderatamente nei portafogli. Ma la razionalità, si sa, non governa i mercati finanziari. L’entusiasmo scaturito dalla rapidità nello sviluppo delle nuove tecnologie e dalle promesse di accelerazioni produttive ha spinto gli investitori molto più in là del ragionevole.

Un ruolo importante in questa fase lo sta sicuramente avendo anche il retail trading. Gli investitori individuali, armati di piattaforme di trading a costo zero e della filosofia del “buy the dip”, assieme agli investitori istituzionali e ai fondi passivi che continuano a comprare automaticamente, al momentum trading algoritmico e ai buyback delle stesse tech companies, hanno creato una situazione che ha di fatto bloccato tutti i tentativi del mercato di raffreddare le bollenti valutazioni del settore tech. Ogni correzione è stata vista come un’opportunità di acquisto, impedendo ai prezzi di trovare un equilibrio più sostenibile.

Al resto hanno pensato i protagonisti stessi del boom dell’IA con una serie di operazioni circolari che hanno amplificato ulteriormente l’entusiasmo. L’esempio più recente? L’investimento congiunto di Nvidia e Microsoft da 15 miliardi di dollari in Anthropic, con l’impegno reciproco della startup ad acquistare 30 miliardi di capacità cloud da Microsoft e ad adottare i chip Nvidia. Operazioni che molti analisti hanno stigmatizzato come eccessivamente autoreferenziali, ma che hanno comunque galvanizzato i mercati.

C’è però un elemento che potrebbe trasformare una correzione salutare in qualcosa di più serio: il debito. Fino a poco tempo fa, l’IA era finanziata principalmente con capitale proprio. Ma il ricorso al mercato del credito sta aumentando rapidamente. JPMorgan prevede che il boom dell’IA spingerà le emissioni obbligazionarie a livelli record nel 2026, raggiungendo 1,8 trilioni di dollari.

Questo cambia completamente le dinamiche. Quando le aziende si indebitano per finanziare investimenti i cui ritorni sono ancora lontani e incerti, ogni rallentamento diventa potenzialmente più pericoloso. Se i profitti tardano ad arrivare mentre il debito cresce, i nodi vengono rapidamente al pettine. E se è vero che non esiste un rischio sistemico all’orizzonte, è altrettanto vero che anche piccole crepe nella fiducia degli investitori possono prosciugare rapidamente il flusso di capitali verso il settore, rallentando proprio quegli investimenti necessari a trasformare le promesse dell’IA in profitti reali.

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione tecnologica senza precedenti che trasformerà l’economia globale e ha in sé un valore intrinseco reale. Ma l’entusiasmo sui mercati finanziari si basa su aspettative di profitti ancora difficili da prevedere nei tempi e nella quantità. I mercati hanno bisogno di tornare con i piedi per terra per garantire che lo sviluppo di questa tecnologia non inciampi. Una correzione delle valutazioni non sarebbe la fine della rivoluzione AI, ma forse proprio ciò che serve per renderla sostenibile.

Foto di Gerd Altmann

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Stati Uniti, primi dati macro del dopo shutdown: mercato del lavoro in rallentamento

Post successivo

Regno Unito, inflazione in calo a ottobre 2025. Si avvicina un nuovo taglio dei tassi per la BoE

Pubblicità