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Quando l’incertezza sale, le aziende chiamano i veterani. L’età media dei CEO continua ad aumentare

Quando l’incertezza sale, le aziende chiamano i veterani. L’età media dei CEO continua ad aumentare

In tempi di turbolenza, i consigli di amministrazione smettono di scommettere sul talento grezzo e tornano a comprare esperienza. I dati lo confermano: dal 2000, l’età media dei CEO al momento della nomina è aumentata in modo significativo; e l’intelligenza artificiale potrebbe accelerare il fenomeno.

Dal 2000, l’età media dei CEO al momento della nomina è aumentata in modo significativo sia negli Stati Uniti che in Europa, e molto più rapidamente di quanto le sole tendenze demografiche possano spiegare. Negli Stati Uniti l’età media di nomina ha superato i 55 anni; in un campione di 19 economie europee è salita da 48 a 57 anni. È questo il dato centrale di una ricerca appena pubblicata su VoxEU dal CEPR da Valentin Kecht e colleghi, che analizza un campione ampio di aziende al di là delle grandi quotate.

Il fenomeno non riguarda solo i grandi gruppi. Anzi, la ricerca mostra che l’aumento dell’età di nomina è più marcato fuori dalle grandi aziende quotate — quelle dove i riflettori sono puntati e i dati più visibili. Nelle imprese medie e nelle non quotate, il trend è ancora più pronunciato. E non è spiegabile con l’invecchiamento generale della popolazione, né con i cambiamenti nei livelli di istruzione o nei tempi di permanenza in azienda.

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La spiegazione che i ricercatori avanzano è più strutturale: l’aumento dell’incertezza e della complessità economica ha fatto salire la domanda di quello che gli economisti chiamano “capitale umano generalista” — la capacità di coordinare, adattarsi e prendere decisioni in condizioni di ambiguità. Competenze che si accumulano con il tempo e con percorsi di carriera volutamente eterogenei, non con la specializzazione precoce. I consigli di amministrazione, in altri termini, stanno scommettendo meno sull’abilità innata e più sull’esperienza maturata attraverso contesti diversi.

I dati americani confermano la direzione. Nel Russell 3000, la quota di CEO con più di 15 anni di anzianità nella carica è passata dall’11% del 2019 al 18% del 2024. La percentuale di CEO con 60 anni o più ha raggiunto il 40%, il valore più alto mai registrato. Nel 2024, secondo Spencer Stuart, nessun CEO è stato nominato sotto i 40 anni nelle grandi aziende dell’S&P 1500. C’è un dettaglio rivelatore nel dato della pandemia: nel 2021, nel pieno dell’incertezza globale, l’età media di nomina nei CEO dell’S&P 500 aveva toccato un picco di circa 56 anni — prima di scendere leggermente nel 2022, quando i mercati erano tornati a correre e i consigli si erano fatti di nuovo più audaci.

La traiettoria di lungo periodo, però, è inequivocabile: si tratta di un’inversione rispetto al mito del fondatore giovane che ha dominato l’immaginario degli anni Novanta e Duemila, quando la Silicon Valley aveva convinto il mondo che il talento grezzo e la velocità di esecuzione battessero l’esperienza. Oggi le aziende sembrano voler navigatori esperti più che piloti di Formula 1.

Il punto più interessante della ricerca riguarda il futuro. I ricercatori sostengono che l’intelligenza artificiale, sostituendo progressivamente i compiti routinari e specialistici, potrebbe rafforzare ulteriormente il vantaggio del capitale umano generalista — quello che sa integrare segnali diversi, gestire l’ambiguità e prendere decisioni senza mappe precise. Se così fosse, la tendenza verso CEO più anziani e con carriere più diversificate non sarebbe un fenomeno transitorio, ma una risposta strutturale a un mondo che premia sempre meno chi sa fare una cosa molto bene, e sempre più chi sa orientarsi quando nessuno sa ancora cosa fare.

Foto di Tung Lam

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