C’è una contraddizione al cuore della rivoluzione dell’intelligenza artificiale che i mercati finanziari, le autorità di regolazione energetica e i gestori delle reti elettriche stanno iniziando a prendere sul serio.
Da un lato, l’efficienza energetica dei sistemi IA migliora a una velocità senza precedenti nella storia dell’energia: ogni singola interrogazione a un modello linguistico consuma oggi una frazione di quello che consumava due anni fa. Dall’altro, la domanda complessiva di elettricità dei data center cresce sei volte più in fretta della domanda elettrica globale. L’efficienza migliora, ma la scala esplode.
Il report più aggiornato sul tema è il Key Questions on Energy and AI, pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia il 24 aprile scorso. I numeri sono significativi: la domanda elettrica dei data center è cresciuta del 17% nel 2025, quella dei data center focalizzati sull’IA del 50%, a fronte di una crescita globale della domanda elettrica del 3%. Le proiezioni al 2030 indicano un raddoppio del consumo complessivo dei data center e un triplicarsi di quello dei soli impianti IA. Gartner stima che il consumo mondiale di elettricità dei data center salirà da 448 TWh nel 2025 a 980 TWh entro il 2030.
A monte di questa domanda c’è un flusso di capitali straordinario. Il capex dei cinque maggiori gruppi tecnologici ha superato i 400 miliardi di dollari nel 2025 ed è atteso in crescita di un ulteriore 75% nel 2026: una cifra che supera l’investimento globale in produzione di petrolio e gas. I modelli IA di nuova generazione richiedono cluster di GPU che consumano fino a sei volte più energia dei rack convenzionali, con picchi di carico che mettono sotto pressione le reti locali.
Il punto critico non è tanto la disponibilità di capitale, quanto la capacità fisica delle infrastrutture di tenere il passo. Le catene di fornitura di turbine a gas, trasformatori e chip avanzati sono sotto pressione, e il volume crescente di richieste di connessione sta mettendo sotto stress i sistemi regolatori e autorizzativi, rallentando l’accesso alla rete. Alcune zone già oggi mostrano segni di congestione strutturale: regioni come la Virginia, l’Oregon e l’Irlanda presentano un Power Stress Index superiore a 0,25, indice di vulnerabilità locale della rete elettrica.
L’Italia non è spettatrice di questo fenomeno. Al 30 giugno 2025 le richieste di connessione alla rete da parte di data center in Italia superavano le 300 iniziative, per oltre 50 GW — circa il doppio rispetto a fine 2024. Nel 2024 il consumo elettrico nazionale dei data center si aggirava tra i 5 e i 7 TWh, pari all’1,9% dei consumi nazionali; nello scenario di sviluppo massimo, entro il 2035 potrebbe arrivare al 12,7% del totale, secondo il rapporto Teha-A2A. Milano e la Lombardia concentrano oltre il 60% della capacità installata e si candidano a hub europeo, con investimenti nel biennio 2025-2026 stimati attorno ai 10 miliardi di euro.
L’esempio irlandese — dove i consumi dei data center hanno già raggiunto il 21% del totale nazionale, superando quelli delle abitazioni — è il monito che i policy maker italiani ed europei citano più spesso. La risposta normativa si sta costruendo: l’UE introdurrà entro il 2026 un regolamento che impone ai data center l’obbligo di rendicontare in modo trasparente i consumi di energia e acqua e la quota di rinnovabili utilizzate.
Al consumo elettrico si aggiunge una pressione idrica spesso sottovalutata. L’impronta idrica dell’IA potrebbe raggiungere tra i 312 e i 764 miliardi di litri nel 2025, un volume paragonabile al consumo globale annuo di acqua in bottiglia. Il settore tech sta cercando soluzioni strutturali: ha siglato circa il 40% di tutti i corporate PPA per rinnovabili nel 2025 e il pipeline di accordi tra operatori di data center e progetti di Small Modular Reactor è salito da 25 GW a fine 2024 a 45 GW. Ricercatori europei esplorano anche l’uso del calore di scarto dei data center per alimentare reti di teleriscaldamento e impianti di purificazione dell’acqua.
Il paradosso energetico dell’IA rimane aperto: la tecnologia che promette di rendere tutto più efficiente è, almeno per ora, una delle fonti di domanda energetica in più rapida crescita del pianeta. La sfida per i regolatori — in Italia come in Europa — è assicurarsi che la corsa ai data center non trasformi l’intelligenza artificiale in un problema di stabilità della rete prima ancora di diventare una soluzione ai problemi energetici.
Foto di yu tee





