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Stati Uniti, inflazione sale nel mese di agosto 2025 ma componente core rimane stabile

Ad agosto 2025 l’inflazione negli Stati Uniti è salita al 2,9%, massimo da gennaio scorso, tre decimi in più di luglio ed in linea con le attese del mercato. Nella prima settimana di settembre balzo delle nuove richieste di sussidi di disoccupaizone (massimo da ottobre 2021). Nell’Eurozona la BCE lascia i tassi invariati.

Ad agosto 2025 l’inflazione negli Stati Uniti è salita al 2,9%, massimo da gennaio scorso, due decimi in più di luglio ed in linea con le attese del mercato. Su base mensile l’incremento è stato di quattro decimi, in accelerazione rispetto a luglio ed un decimo sopra le attese. Al netto della parte volatile, il dato core rimane stabile al +3,1% annuo (+0,3% mensile), massimo da febbraio scorso. In definitiva i numeri indicano un’inflazione persistente, con la componente core che rimane stabilmente e abbondantemente sopra il target Fed. Il dato non dovrebbe far cambiare atteggiamento alla banca centrale, oramai convinta a tagliare il rendimento dei Fed funds di 25 punti base nella riunione di settimana prossima.

Australia, salgono aspettative d’inflazione a settembre.

In settembre 2025 le aspettative d’inflazione in Australia sono salite al 4,7%, dopo il minimo di cinque mesi registrato ad agosto (3,9%). A trainare la risalita è stata la domanda interna, sostenuta da consumi familiari solidi nel secondo trimestre. La governatrice RBA Michele Bullock ha parlato di una “crescita un po’ più vivace” nel settore privato, pur mantenendo prudenza per i rischi globali e commerciali. Ad agosto la banca centrale aveva tagliato i tassi al 3,6%, minimo da aprile 2023, per stimolare l’economia. I dati mostrano segnali contrastanti: inflazione annua di luglio al 2,8%, ma indici core in raffreddamento.

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Sud Africa, produzione industriale torna a scendere a luglio.

A luglio 2025 la produzione manifatturiera sudafricana è calata dello 0,7% su base annua, interrompendo due mesi di crescita, dopo il +1,9% di giugno. Il dato è risultato in linea con le attese (-0,6%). I contributi negativi maggiori sono arrivati dal comparto ferro, acciaio, metalli non ferrosi e macchinari (-3,3%, -0,7 punti percentuali) e da legno, carta ed editoria (-1,8%, -0,2 punti). Su base mensile destagionalizzata, la produzione è scesa dello 0,5%, dopo il +0,4% rivisto di giugno. Tuttavia, nel trimestre maggio–luglio, la produzione manifatturiera è avanzata del 2,5% rispetto ai tre mesi precedenti.

Eurozona, banca centrale lascia tassi invariati

Come da attese la Banca Centrale Europea lascia i tassi invariati nella riunione di settembre. Il riferimento per i depositi rimane quindi al 2% per il secondo mese consecutivo. L’istituto centrale conferma l’atteggiamento di attesa, sottolineando la persistente incertezza sul fronte del commercio internazionale, la conferma di un’inflazione stabile, la presenza di segnali di resilienza dell’economia dell’area e la forte riduzione della disoccupazione. L’aggiornamento delle stime sull’andamento dell’inflazione vede una revisione al ribasso per il 2026 e 2026, rispettivamente a +1,6% e 1,9%.

Stati Uniti, balzo sussidi di disoccupazione nella prima settimana di settembre 2025.

Nella prima settimana di settembre le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono balzate di 27.000 unità, toccando quota 263.000: il livello più alto da ottobre 2021 e ben oltre le attese (235.000). Il dato, pur nella sua volatilità, conferma i segnali di deterioramento del mercato del lavoro statunitense. La media mobile a quattro settimane è salita a 240.500, massimo da giugno e incremento più rapido dal dicembre 2020. Le richieste continuative, invece, sono rimaste stabili a 1,93 milioni, sotto le previsioni ma ancora sopra le medie post-2021; ulteriore segnale della difficoltà di trovare un nuovo impiego.

Foto di Brett Hondow

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