Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, è tornata oggi davanti alla stampa per illustrare le decisioni dell’istituto e tracciare un quadro dell’economia dell’area euro. Dopo aver ribadito la scelta del Consiglio direttivo, la governatrice ha offerto una valutazione più articolata sulla congiuntura, alternando toni rassicuranti a moniti sulla necessità di accelerare le riforme strutturali.
Il punto di partenza è stato positivo: la domanda interna, ha sottolineato Lagarde, si è dimostrata sorprendentemente resiliente nel corso dell’anno, con una crescita robusta nel primo trimestre legata anche al timore di nuove tensioni commerciali. Il mercato del lavoro resta, nelle sue parole, “una fonte di forza”, sebbene si intravedano segnali di lieve rallentamento. Per i consumi questo dovrebbe tradursi in un sostegno costante, mentre gli investimenti, spinti da infrastrutture e difesa, continueranno a fornire un contributo rilevante. Le tariffe doganali restano un ostacolo, ma destinato a svanire col tempo.
Sul fronte dell’inflazione, Lagarde ha ribadito che gli indicatori di fondo restano allineati all’obiettivo del 2%. Le pressioni salariali, secondo la BCE, mostrano segnali di rallentamento, confermando una prospettiva “abbastanza benigna” sul caro vita. “Il processo disinflazionistico è terminato e ci troviamo in una buona posizione”, ha dichiarato, specificando però che ciò non significa aver imboccato un sentiero già tracciato. Qualsiasi mossa dell’istituto resta “dipendente dai dati” e focalizzata a mantenere l’inflazione attorno al target.
Nella valutazione dei rischi, Lagarde ha segnato una novità: se nei mesi passati prevaleva la preoccupazione per rischi al ribasso, ora il quadro appare più bilanciato. Restano le stesse fragilità già menzionate in precedenza, ma con margini di upside legati ai pianificati investimenti nei settori della difesa e delle infrastrutture. Nonostante ciò, la presidente ha evitato di dare un giudizio netto sull’equilibrio dei rischi inflazionistici, limitandosi a elencare potenziali scenari in entrambe le direzioni.
Interessante anche la parte “politica” del discorso: incalzata dalle domande sul caos in Francia, suo paese d’origine, Lagarde ha preferito non commentare direttamente, pur inviando un messaggio chiaro. Ha ricordato quanto sia cruciale ridurre l’incertezza e rispettare le regole fiscali comuni, un’affermazione che suona pungente a Parigi, dove il crollo del governo rende i piani di bilancio estremamente incerti. Quanto a possibili interventi della BCE, Lagarde ha ribadito che i mercati restano ordinati, con spread compressi rispetto agli ultimi due anni, e che quindi non ci sono le condizioni per un sostegno straordinario.
Come spesso accade, la presidente ha voluto chiudere con un’immagine: “Sono un gufo”, ha detto. Un modo per sottolineare che la BCE non sta tenendo una posizione da “falco” e, almeno per ora, osserva con attenzione, in equilibrio tra prudenza e fiducia.
Foto di mailgk1







