Se c’è qualcosa che negli ultimi mesi dovremmo aver imparato, è che l’incertezza costa. Che sia volatilità, crescita economica o inflazione, l’incertezza non lascia mai la scena senza aver prima tracciato un segno. Un esempio lampante di quanto appena affermato arriva dal cuore del continente europeo: dalla Svizzera.
La notizia da cui partiamo è di un paio di giorni fa ed è passata quasi inosservata, sotterrata dai venti di guerra che si agitano nel Medio Oriente. La SNB, la banca centrale svizzera, ha tagliato i tassi di interesse portandoli a zero. Si tratta del sesto taglio consecutivo, motivato dal board presieduto da Martin Schlegel con la necessità di combattere la pressione disinflazionista in atto sull’economia elvetica. E da cosa dipende questa spinta verso il basso sui prezzi al consumo? In gran parte dall’apprezzamento del Franco Svizzero. La banca, inoltre, ha avvertito che ulteriori interventi non sono esclusi.
In termini pratici, la decisione determina già da ora, oltre certi livelli di liquidità, l’applicazione di tassi di interesse negativi sui depositi, e altro non è se non un tentativo di rendere meno appetibile il Franco Svizzero.
Per spiegare quanto appena raccontato sono sufficienti due grafici.

Il primo, lo vedete qui sopra, ci dice che l’inflazione svizzera è passata dall’1,4% del maggio 2024 al -0,1% del maggio scorso, tornando in territorio negativo per la prima volta dal marzo del 2021.

Il secondo, invece, riporta l’andamento del cambio tra il Dollaro Statunitense ed il Franco Svizzero. Da aprile scorso la valuta elvetica si è rapidamente apprezzata nei confronti del biglietto verde, con il cambio arrivato a toccare minimi che non si vedevano da almeno un decennio.
Da quel fatidico 2 aprile scorso, il giorno dell’annuncio da parte di Trump dei dazi reciproci, gli investitori hanno cominciato a guardarsi attorno alla ricerca di lidi sicuri nei quali sfuggire alle sventagliate di volatilità. Annunci e smentite su possibili accordi, minaccie di ultimatum, aumento delle tensioni geopolitiche hanno reso sempre più impellente la necessità di mettere al sicuro una buona parte di capitali. Le soluzioni? Oro e valute tranquille. Ecco, quindi, la corsa al rialzo del Franco Svizzero.
Il passaggio successivo è abbastanza intuitivo. L’apprezzamento della valuta ha reso le importazioni sempre più convenienti e spinto verso il basso i prezzi al consumo; fino all’episodio di deflazione di maggio. Da qui la decisione della banca centrale di rendere meno appetibile il Franco Svizzero agli investitori in modalità risk-off.
Parlando con i giornalisti, il governatore Schlegel non ha escluso la possibilità di utilizzare anche altri strumenti per rianimare l’inflazione elevetica, con l’ipotesi di interventi diretti sul mercato che rimane sul tavolo, ma che potrebbe rappresentare un ulteriore tema di divisione con gli Stati Uniti. L’interventismo della SNB, infatti, è visto dalla Casa Bianca come un tentativo di manipolazione del mercato, tanto che la Svizzera è nella lista dei paesi sotto osservazione per quel che riguarda le politiche valutarie.
E si torna al discorso iniziale. L’incertezza costa. Le scelte in materia di commercio internazionale dell’amministrazione Trump, seppur in larga parte ancora non effettive, stanno cominciando a spargere i loro effetti sull’economia e sul sistema finanziario globale.
Foto di Markus Kammermann







