Il ritorno dei buyback, un segnale positivo?

Abbiamo parlato settimana scorsa dei numeri positivi emersi dalle prime trimestrali del 2024 negli USA, ma in queste settimane a far discutere sono altri numeri: quelli che raccontano di un ritorno in grande stile delle operazioni di buyback dopo un 2023 sottotono.

Il buyback è quell’operazione attraverso la quale una società quotata acquista azioni proprie sul mercato. Si tratta di una pratica che può avere diverse motivazioni. Si possono acquistare azioni della propria società perchè la si considera sottovalutata, si crede nella sua capacità di generare cassa nel futuro e quindi si investe su di essa. Oppure si può ricorre a questa pratica per parcheggiare liquidità in eccesso o per ridurre l’esposizione a scalate più o meno ostili o ad eccessive diluizioni della compagine societaria. Si può infine ricorrere all’acquisto di azioni proprie per sostenere il loro prezzo o per aumentare l’incidenza del dividendo.

Come si intuisce non tutte le motivazioni che spingono ad un buyback sono interpretabili positivamente. Sostenere il valore di un’azione o parcheggiare liquidità potrebbero sottintendere che le performance della società non sono solide e che non si utilizzano risorse per investimenti nella produzione. Anche per questo motivo ci si chiede se i numeri che arrivano dagli USA Sono un segnale positivo o negativo?

Ma andiamo innanzitutto a vederli questi numeri. Stando agli ultimi dati raccolti da Birinyi Associates (riportati dal Wall Street Journal) nel primo trimestre del 2024 le operazioni di buyback delle società appartenenti allo S&P500 hanno toccato quota 181.2 miliardi di dollari, il 16% in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Goldman Sachs calcola che nel 2024 l’ammontare di azioni proprie riacquistate arriverà a 925 miliardi di dollari e continuerà a crescere anche nel 2025. Tra le società più attive ci sono quelle tecnologiche. Meta ha riacquistato 14 milioni di dollari di azioni da gennaio a marzo. Apple, che nel primo trimestre ha riacquistato 23 milioni di dollari di azioni proprie, ha recentemente comunicato l’intenzione di estendere il proprio piano di buyback per altri 110 milioni di dollari.

L’effetto immediato sui mercati finanziari di questa ondata di riacquisti è sicuramente positivo. Come detto, ridurre le azioni in circolazione sostiene i prezzi e quindi fa bene alle quotazioni dei listini di appartenenza. Lo S&P500 ha guadagnato quasi il 10% dall’inizio dell’anno ed ha iniziato maggio – si, proprio quello dal quale, secondo un vecchio detto, occorrerebbe scappare dall’azionario – con la miglior partenza mensile dal 2009. Ma gli investitori si interrogano sul significato più profondo di queste operazioni. Troppa liquidità? Riduzione degli investimenti? Oppure una visione molto ottimistica sul futuro delle proprie società?

A ben guardare le operazioni più massicce arrivano da società, le tecnologiche, che stanno investendo molto sulla ricerca nel campo dell’AI. Inoltre i numeri delle trimestrali ci dicono che vendite ed utili migliorano ed anche le prospettive non sembrano pessimistiche. Alla base di questa massiccia campagna di buyback sembra dunque esserci una fiducia da parte degli insider nelle potenzialità di crescita delle proprie società, un segnale incoraggiante e che allontanerebbe ancor di più l’idea che l’economia statunitense stia per entrare in una fase di rallentamento.

Foto di Csaba Nagy

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