Risparmi e pandemia, pochi benefici per le famiglie europee

Uno studio della BCE ci dice che solo il 16% delle famiglie europee è riuscito ad incrementare i risparmi nel corso della pandemia. E’ il risultato di politiche di sussidio più mirate rispetto a quelle USA, ma anche una fragilità aggiuntiva di fronte all’impennata dei prezzi dell’energia.

Una parte della crescita dell’inflazione statunitense è certamente l’effetto collaterale di un forte ritorno dei consumi da parte dei cittadini. Un incremento degli acquisti di beni alimentato (anche) da una generosa politica fiscale nelle fasi più buie della pandemia, con una serie di trasferimenti di denaro che ha fatto schizzare verso l’alto i risparmi delle famiglie americane. Risparmi che poi si sono riversati sul mercato sotto forma, appunto, di maggiori consumi.

Forme di aiuto di questo genere sono state messe in campo anche in Europa, ma gli effetti non sembrano essere stati simili a quelli visti negli USA. A confermarcelo uno studio pubblicato dalla BCE in concomitanza con il bollettino economico mensile. Maarten Dossche, Dimitris Georgarakos, Aleksandra Kolndrekaj e Francisco Tavares hanno analizzato i risultati contenuti nell’ECB Consumer Expectations Survey (CES), concentrandosi in particolare su alcune domande specifiche, legate proprio alla quantità di risparmi accumulati dalle famiglie europee nel corso della pandemia.

I risultati sono piuttosto netti. Solo un quinto degli intervistati ha affermato di avere aumentato la propria quota di risparmi durante la pandemia, mentre il 16% ha dichiarato di essere stato costretto ad intaccare i propri risparmi a causa di spese impreviste e del venir meno di entrate. Sovrapponendo questi dati con la distribuzione dei sussidi di emergenza si scopre che quella parte di cittadini costretti ad intaccare i propri risparmi è stata anche la principale beneficiaria delle politiche fiscali espansive di emergenza adottate dai governi nazionali. Un’informazione, questa, che ci dice due cose: gli interventi europei sono stati senza alcun dubbio più mirati rispetto a quelli USA; la quantità degli interventi non si è dimostrata sufficiente a contrastare gli effetti negativi del covid sulle fasce più deboli economicamente.

Proprio quest’ultima evidenza ha implicazioni importanti sul fronte inflazione e sulla risposta della politica monetaria. Una distribuzione dei risparmi disomogenea significa una maggior vulnerabilità dei consumi di fronte all’aumento, improvviso e potente, dei prezzi dell’energia. Dall’altro lato l’intervento della banca centrale per contrastare l’onda inflazionistica deve tener conto della delicata situazione di una parte delle famiglie europee e questo significa margini di intervento più ristretti.

Foto di Raten-Kauf

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