Regolamentazione delle professioni, occasione storica nel dopo pandemia

Se la pandemia che ha squassato le nostre economie può diventare un punto di svolta, allora uno dei perni del cambiamento dovrebbe essere una seria e definitiva revisione della regolamentazione delle professioni. Togliere barriere all’entrata per aumentare la produttività.

Lo spunto di questo post arriva da un bel contributo di Len Shackleton pubblicato sul blog dell’Institute of Economic Affairs (IEA). Il titolo è significativo: “Relax occupational licensing laws to speed up the post-Covid recovery“.

Il tema è quello della regolamentazione dell’accesso a molte professioni. O meglio della riduzione delle regolamentazioni che consentono ai cittadini di accedere a determinate professioni lavorative. Un tema che in Italia si è già tentato di affrontare, tra storiche “lenzuolate” di bersaniana memoria e cicliche richieste di abolizione degli albi professionali. I risultati sono stati magri.

Non va meglio al di là della Manica. Dalle parti di Londra, racconta Shackleton, gli ultimi anni sono stati un profluvio di nuove regolamentazioni, una ricerca spasmodica di requisiti con il fine dichiarato di salvaguardare i consumatori, sulla cui capacità di scelta critica evidentemente si nutre più di qualche dubbio.

Ma di troppa regolamentazione l’economia rischia di morire e ci si chiede se, in un periodo come questo e con la necessità di pianificare un’opera di ricostruzione economica, non sarebbe sensato riprendere in mano quel famoso lenzuolo.

Lo studio più recente sull’argomento è dell’organizzazione parigina dell’OCSE. Nel paper curato da Christina von Rueden e Indre Bambalaite si evidenzia come, a fronte di un aumento dei prezzi e di una considerevole limitazione all’entrata nel mercato del lavoro, le regolamentazioni troppo stringenti non aumentano significativamente la percezione di qualità del servizio erogato. All’opposto, afferma l’OCSE, una loro riduzione avrebbe un sicuro effetto positivo sulla produttività del lavoro e di conseguenza sulla crescita economica.

E quale momento migliore, si domanda Shackleton, se non questo per pianificare un alleggerimento delle regolamentazioni, per “liberare” produttività e ridurre il rischio di una esplosione dei prezzi, specie nel settore dei servizi? Al momento, però, la questione appare lontana, molto lontana, dai radar della politica nazionale ed europea.

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