2020, profondo rosso per gli investimenti diretti esteri

Le analisi sui flussi degli investimenti diretti esteri ci consente di capire quali siano stati fino ad ora gli effetti della crisi scatenata dalla pandemia sull’internazionalizzazione dell’economia. Se nel complesso il 2020 ha registrato, sino ad ora, una brusca frenata, differente è l’andamento tra economie avanzate ed emergenti. E la Cina…

Ci aiuta in questo l’Investment Trend Monitor dell’UNCTAD, l’organismo delle Nazioni Unite che monitora l’andamento di investimenti e commercio internazionale. Cosa ci dice l’ultimo report?

Innanzitutto ci conferma che la crisi pandemica ha bloccato l’internazionalizzazione delle imprese. Il confronto tra il primo trimestre del 2020 e quello del 2019 è impietoso: -49%. Non va meglio per le prospettive future, pur in presenza di segnali di rimbalzo nel terzo trimestre. Il 37% dei nuovi progetti di investimento è stato annullato e le stime per l’intero anno parlano di una flessione dei flussi di investimenti esteri del 30/40%.

Quali sono le economie che hanno visto i cali più vistosi? L’UNCTAD ci dice che Europa e USA sono le zone geografiche più colpite dal fenomeno. In generale le economie avanzate nei primi 6 mesi del 2020 hanno fatto registrare una diminuzione di flussi in entrata del 75% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’Europa ha visto sostanzialmente azzerare l’arrivo di investimenti da parte di società estere, mentre negli USA si sono ridotti di più della metà. Limitano i danni le economie emergenti, con l’area asiatica che flette solo del 12%.

Un dato senza dubbio molto importante, è carico di future conseguenze, è quello relativo alla variazione di capitali esteri in entrata per nazione. Qui è l’Italia ad essere in testa a questa preoccupante classifica, -74% di flussi nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; male anche gli USA con un pesante -61%. In controtendenza, quindi sono paesi che hanno registrato un aumento di flussi di investimento dal 2019 al 2020, ci sono la Cina (+5%) e la Germania che tocca addirittura il +15% grazie ad una intensa attività di M&A, cresciuta in valore di 5 volte rispetto al 2019.

Il trend per la seconda metà del 2020 sembra in leggero rialzo ma non sufficiente a rendere positivo il saldo annuo. Molti i progetti di investimento cancellati, il 37% di quelli programmati è stato cestinato. Tra i settori più colpiti c’è quello petrolifero (in larga parte a causa dell’andamento deludente del prezzo del greggio). Tiene il settore dell’elettricità, del gas e del midstream. In termini di valore cala solo leggermente il flusso di investimenti esteri in IT, telecomunicazioni, finanza e commercio. Il resto subisce pesanti ridimensionamenti.

Dei dati presentati dall’UNCTAD emergono chiaramente due situazioni: una, per certi versi inaspettata, resilienza cinese; una drastica frenata per Europa e USA. Il dato cinese sembra dirci che la nuova strategia internazionale delle società multinazionali non è quella di sostituire la Cina con altri paesi ma di affiancare alla Cina altri paesi. E l’area asiatica sembra essere ancora una volta il posto migliore.

Foto di Jason Goh

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