Mercati azionari e coronavirus, aspettare o tornare ad acquistare? Il dilemma dei gestori

Mentre tutti noi guardiamo con attenzione alle curve dei contagi per capire quando arriverà il picco epidemico, nei desk operativi dei gestori si guarda ad altri grafici, quelli dei mercati azionari: aspettare o tornare ad acquistare?

Qualche giorno fa, dalle pagine di Bloomberg, Mohamed El Erian ripeteva che non bisogna dare significati troppo profondi al rimbalzo dei mercati azionari degli ultimi giorni. Tra aspettare e tornare ad acquistare, l’ex CEO di Pimco si schiera decisamente per la prima ipotesi. Tra i pessimisti che vedono nella reazione dei listini il classico “rimbalzo del gatto morto” e gli ottimisti che riconoscono un bottom in formazione – scrive El Erian – scegliere è impossibile, perchè le incertezze che circondano la pandemia di covid-19 sono semplicemente ancora troppe.

Di parere diverso sembrano essere in JpMorgan. Una comunicazione ai clienti firmata John Normand, sostiene che il grosso dell’ondata di vendite dovrebbe essersi conclusa. Normand ammette che l’evoluzione della pandemia di coronavirus rimane un’incognita ma, sostiene, i mercati azionari hanno raggiunto quei target che per la banca newyorkese significano una stabilizzazione della situazione. Solo per il petrolio e per alcune valute dei paesi emergenti JPMorgan vede lontane le soglie di bottom, per il resto ritiene possibile un rientro selettivo, specie nei mercati che verranno più supportati dalla “mano” delle banche centrali.

Goldman Sachs si mantiene, invece, molto prudente e vede ancora spazio per ulteriori ribassi sui listini. David Kostin spiega in una nota ai clienti la road map per una stabilizzazione dei mercati: una diminuzione del numero di contagi, i primi dati macro che confermino l’efficacia delle misure di stimolo ed una affievolirsi dei flussi di uscita da fondi comuni ed etf su asset rischiosi. Non qualcosa dietro l’angolo insomma.

Ma se queste sono posizioni “tattiche”, visioni contrapposte di breve periodo, c’è chi prova a cambiare punto di vista e guarda al lungo periodo. Brian Levit di Invesco mette in fila alcuni dati statistici per dimostrare, sostanzialmente, che all’investitore di lungo periodo il buy and hold, l’attendere che passi la tempesta, conviene.

Levit prende tre intestitori tipo alle prese con la crisi del 2008/2009. Il primo rimane fermo con la sua asset allocation durante tutta la crisi. Il secondo esce dal mercato azionario nell’ottobre del 2008 e rientra dodici mesi dopo. Il terzo vende sul panico nel 2008 ed attende notizie positive, rientrando solo nel 2010.

Chi avrà guadagnato di più? La risposta delle serie storiche è evidente, scrive Levit. A fine 2019, ipotizzando un investimento iniziale di 100 mila dollari, il primo investitore si sarebbe ritrovato 176mila dollari in più. Il secondo 44 mila dollari meno del primo ed il terzo, a dieci anni di distanza, non sarebbe ancora riuscito a recuperare il capitale iniziale.

Foto di Gerd Altmann

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