Mercati azionari, siamo alla fine della capitulation?

Il tonfo dei mercati azionari delle ultime settimane è giunto al bottom? Oppure quella che gli inglesi chiamano capitulation deve ancora terminare? Solo l’inizio dell’estate ci potrà dare indicazioni più precise. Ora è probabile una fase meno “unidirezionale”, caratterizzata da alta volatilità.

La scorsa settimana un’alta pressione piuttosto robusta ha determinato sull’Italia giornate soleggiate, con temperature nettamente primaverili. Oggi, scrutando fuori dalla finestra, si vede un cielo grigissimo sotto al quale sferza un vento gelido che, dicono, arrivi dalla Russia.

La parentesi meteorologica è quanto mai utile per capire qual è la situazione sui mercati azionari, dove due giorni consecutivi di rialzo hanno fatto gridare a più di qualche analista che il bottom è stato toccato. Il sole caldo (gli stimoli fiscali e l’ondata di liquidità rilasciata dalla banche centrali) può far credere che sia giunto il momento del cambio d’armadio (la fine dell’ondata di vendite, della capitulation come la chiamano gli inglesi), ma l’inatteso vento gelido (gli aggiornamenti sulla crisi indotta dal coronavirus) ci ricordano che l’instabilità meteo (la volatilità dei mercati) è piuttosto accentuata in questi mesi a cavallo tra inverno e primavera.

Martedì scorso sono state rilasciate le stime flash del sondaggio PMI condotto dall’istituto IHS Markit. I dati, come annotato nella K Briefing, hanno due caratteristiche principali: rintracciano minimi storici e superano, in negativo, le stime degli analisti. Questa potrebbe essere la cifra di molti altri indicatori che seguiranno da qui alle prossime settimane. Innanzitutto i dati sull’occupazione che, dalle prime indicazione, potrebbero essere molto brutti, specie negli USA; poi i dati sulla produzione industriale (marzo ma soprattutto aprile) e sui consumi; infine i dati della crescita economica ed i conti trimestrali delle società quotate, con il secondo trimestre molto più compromesso del primo.

Come reagiranno i mercati azionari di fronte a questi bollettini di guerra? E se ormai è chiaro a tutti che di bollettini di guerra si tratterà, i mercati hanno già scontato lo scenario peggiore?

Quando la maggior parte degli investitori si arrende e vende le proprie azioni si dice che si sia arrivati alla fase di capitulation, di resa. Da quel momento in poi rimangono sul mercato solo operatori disposti a comprare ed i prezzi possono tornare, piano piano, a salire.

Ma l’impressione è che gli investitori disposti a comprare siano ancora intrappolati in un limbo. Da un lato ci sono le valutazioni di molte società se non addirittura di alcuni interi listini. Valutazioni, in molti casi, a sconto e che “istigherebbero” all’acquisto. C’è poi il discorso istituzionali. Gli analisti di JPMorgan sottolineano che molti fondi di investimento hanno la necessità di ribilanciare i loro portafogli, tornando ad acquistare azioni e calcolano che tale operazione potrebbe muovere una cifra attorno agli 800 miliardi di dollari. Ma la tempistica è incerta.

Qui entra in gioco l’altro piatto della bilancia, che, come detto, tiene nel limbo gli investitori. E nel piatto ci sono domande a cui non è possibile dare risposte certe. Quanto durerà la fase di lockdown e l’epidemia in generale? Si verificherà – e quando – quell’ipotesi di andamento ad onde dell’infezione, con picchi epidemici seguiti da fasi di relativa calma? (a questo proposito la lettura di questo articolo è utile) I dati macro saranno in linea con le stime o dobbiamo attenderci scenari ancora peggiori? Che ne sarà di molte società a rischio fallimento nei settori più colpiti (compagnie aeree, società legate al turismo, alla ristorazione ed alberghiere)?

In definitiva non è possibile dire se il bottom sui mercati azionari sia stato toccato, se la capitulation abbia esaurito i propri effetti. Non sarà questione di giorni e probabilmente dovremo attendere l’inizio dell’estate per poter avere un quadro più chiaro sull’evoluzione dell’epidemia, i suoi effetti sull’economia e l’efficacia delle politiche fiscali e monetarie di mitigazione.

Quello che ci si può verosimilmente attendere nelle prossime settimane è che i mercati azionari, passata la fase “unidirezionale” di capitulation , vivano un periodo caratterizzato da molta volatilità e da un andamento lateralizzato, con fiammate positive e giorni di vendita massiccia, capaci di rintracciare i minimi toccati nelle scorse sedute.

Foto di Steve Buissinne

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