Eurozona, ancora segnali dagli indici di fiducia.

Inizio di setimana con diversi dati macro dall’eurozona, segnali dagli indici di fiducia e dall’inflazione in Germania. Si muove la banca centrale cinese ma anche le agenzie di rating. Questo ed altro nella prima K Briefing della settimana.

Eurozona, ancora segnali dagli indici di fiducia. L’indice sulla fiducia dei consumatori dell’eurozona scende a marzo a -11.6 dal -6.60 di febbraio. Si torna a livelli del 2015/2016. L’indice sulle aspettative economiche perde 8.9 punti scendendo a 94.5 – il calo mensile più pesante dal 1985 ad oggi – portandosi sui livelli del 2013. Scendono più rapidamente le aspettative del settore servizi che dal territorio positivo (11.1) passano a -2.2. Ma la frenata travolge anche il settore del commercio e manifatturiero. Anche tra i singoli stati gli indicatori di fiducia rintracciano i minimi del periodo 2013-2015. Calo consistente sia in Germania che in Italia e Spagna. Da ricordare che il sondaggio è stato completato il 25 marzo, data alla quale molti lockdown non erano ancora stati messi in atto.

Inflazione, segnali di discesa a marzo. Le prime rilevazioni sul livello dei prezzi in Germania a marzo mostrano segnali di discesa dell’inflazione, con caratteristiche che potrebbero accentuarsi nei prossimi mesi. C’è il calo considerevole dei prezzi dell’energia (quasi un punto percentuale in un mese) ed un rallentamento dei prezzi dei servizi. In controtendenza l’alimentare che aumenta leggermente, 0.4% in più rispetto al mese precedente. Oggi il German Council of Economic Experts ha rilasciato le sue previsioni di crescita per il 2020. Supponendo che la riapertura delle attività economiche possa avvenire a metà maggio, spiegano i ricercatori, la variazione di PIl annua per il 2020 dovrebbe fermarsi a -2.8%. Se invece il lockdown dovesse proseguire oltre, il saldo potrebbe arrivare, nel peggiore degli scenari, al -5.4%. Nel 2009, ricordiamolo a titolo di paragone, l’economia tedesca perse 6 punti percentuali di crescita.

Banche centrali. Intervento a sorpresa della banca centrale cinese che riduce il tasso sui repo a 7 giorni di 20 punti base (ora 2.2%). Oltre ad essere il 3° intervento di questo tipo da novembre scorso, si tratta del maggior taglio effettuato da 5 anni a questa parte. L’istituto centrale ha anche annunciato un’ulteriore iniezione di liquidità nel mercato monetario, circa 7 miliardi di dollari.

Agenzie di rating. Moody’s abbassa il rating del Sud Africa (Ba1 da Baa3) e mantiene l’outlook negativo. Sul paese, che secondo fonti giornalistiche potrebbe chiedere aiuto all’FMI per fronteggiare l’emergenza covid-19, pesano una crescita debole e, soprattutto, una fragile situazione dei conti pubblici che, secondo l’agenzia, gli interventi decisi dal governo non dovrebbero riuscire a contrastare. Scure di Fitch sulla Gran Bretagna. Il rating passa da AA ad AA- con outlook negativo. A far cambiare idea all’agenzia i probabili effetti deleteri sui conti pubblici della pandemia di coronavirus, che andrebbero a sommarsi alla politica fiscale espansiva proposta alle recenti elezioni dai conservatori.

USA, giù il Dallas Fed Manufacturing Index. L’indicatore dell’attività industriale nella zona della Fed di Dallas crolla a marzo, segnando il peggior dato dal 2004: -70 (precedente 1.2). Male tutte le componenti ed in particolare le aspettative che scendono a livelli record. Male anche il dato sull’occupazione mentre le componenti su nuovi ordini e spedizioni scendono ai minimi dalla crisi finanziaria del 2009.

Foto di FelixMittermeier

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