Rapporto CONSOB. Il risparmiatore italiano? Avverso alla perdita e con poche conoscenze

Il rapporto 2019 della CONSOB sulle scelte finanziarie delle famiglie italiane ritrae un risparmiatore con poche nozioni, che sopravvaluta le proprie capacità decisionali e che non considera la consulenza finanziaria un servizio. Un quadro desolante.

Il primo dato interessante è quello relativo alla consistenza del risparmio degli italiani. Le attività finanziarie lorde si sono ridotte del 3,1%, contro una media europea dello 0,5%. Crescono le attività reali e diminuiscono le passività (una diminuzione dello 0,7% contro il dato europeo che vede un aumento di prestiti e mutui per il 3,5%). Il tasso di risparmio torna a salire per la prima volta dal 2014, toccando il 10% del reddito disponibile, tuttavia rimane sotto la media europea.

Diminuisce notevolmente la differenza di composizione tra il portafoglio italiano e quello medio europeo. La causa, riporta CONSOB, va ricercata nella progressiva riduzione della parte obbligazionaria a favore, attenzione, di prodotti assicurativi, previdenziali e liquidità.

Ma qual è l’identikit dell’investitore italiano? La ricerca Consob, basata su un campione di 3058 individui, ci dice che in 2 casi su 3 è un uomo e che nel 60% dei casi condivide le proprie scelte finanziarie con il partner (80% anche con altri membri della famiglia). Intollerante alle perdite (solo il 37% si dice disposto ad accettare piccole perdite di capitale) ed avverso al rischio, si considera, nel 40% dei casi, dotato di elevate capacità di gestire le proprie finanze. E moderatamente ottimista e non si fida degli operatori finanziari. Non sembra incline a procrastinare le decisioni ed il 50% dichiara di non sofffrire d’ansia o disagio finanziario. Per i suoi conti si “affida” alla contabilità mentale. Il 60% non segue una regola precisa per investire i propri risparmi; “…la quasi totalità del restante 40% decide definendo in modo sequenziale un obiettivo di spesa alla volta. Solo un terzo degli intervistati ha un piano finanziario e di questi poco meno del 40% ne monitora l’avanzamento in modo dettagliato…

Quanto ne sa di finanza il risparmiatore italiano? A dispetto del 40% che si dichiara dotato di elevate capacità di gestire le proprie finanze, il 21% degli intervistati non conosce nessuna delle nozioni di base (inflazione, rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto) né tantomento quelle avanzate (cosa sono le obbligazioni). Solo il 12% (poco più di 1 risparmiatore su 10!) conosce le nozioni di base ed appena 2 risparmiatori su 100 sanno dare un significato a tutte le nozioni proposte dal sondaggio CONSOB. Ciliegina sulla torta, si fa per dire, 54 intervistati su 100 non saprebbero interpretare le percentuali esposte sin qui nei paragrafi precedenti.

I dati sulle conoscenze finaziarie sono desolanti e non fanno altro che confermare la necessità di investire sull’educazione finanziaria. Azioni, obbligazioni, conti correnti, fondi comuni e bitcoin sono “arabo” per il 30% del campione, solo il 4% (4 risparmiatori ogni 100) conosce tutti gli strumenti/prodotti finanziari citati. Conseguenza di tutto ciò è che la metà degli intervistati non sa associare un livello di rischio adeguato agli strumenti finanziari. La famiglia incide positivamente sulla situazione, laddove questa ha saputo educare alla gestione dei propri risparmi, il livello di conoscenze finanziarie migliora notevolmente.

Oltre il 50% degli intervistati non riesce a capire se l’interlocutore finanziario che ha di fronte stia facendo consulenza finanziaria. Per giudicare la bontà del lavoro del consulente ci si affida alle competenze (che però non si capisce come possano essere valutate, visto il livello medio di conoscenze finanziarie dei risparmiatori), al consiglio di una persona affidabile, alla fiducia che riesce ad ispirare. La consulenza finanziaria? Per la maggioranza dei risparmiatori è un servizio gratuito e pochissimi sono disposti a pagarla. Poco più del 60% ritiene importante comunicare al consulente gli obiettivi di vita, mentre solo il 30% comunica variazioni rilevanti delle propria situazione personale.

Il report completo in pdf

Foto di rawpixel

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