Numeri chiave
Numeri chiave
| 2025 (vecchio metodo) | 2026 (nuovo metodo) | |
|---|---|---|
| Base di calcolo | Contributi incassati nell’anno | Patrimonio destinato alle prestazioni al 31.12.2025 |
| Aliquota | 0,5 per mille | 0,06 per mille |
| Base di riferimento del settore | ~20,5 miliardi € (flussi 2024, COVIP) | ~243 miliardi € (patrimonio fine 2024, COVIP) |
| Contributo complessivo stimato | ~10,3 milioni € | ~14,6 milioni € (+42%) |
Che cos’è il contributo di vigilanza COVIP
La COVIP — Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione — è l’autorità pubblica che controlla fondi negoziali, fondi aperti, fondi preesistenti e piani individuali pensionistici (PIP). Come tutte le autorità di vigilanza indipendenti, si finanzia in parte con un contributo annuale a carico dei soggetti vigilati. È un adempimento degli operatori del settore: chi versa i contributi al proprio fondo pensione non è direttamente coinvolto.
Come funzionava fino al 2025
Fino all’esercizio 2025 — confermato dalla delibera COVIP del 12 marzo 2025 — il contributo si calcolava applicando un’aliquota dello 0,5 per mille ai versamenti effettivamente incassati dal fondo nell’anno: contributi dei lavoratori, quote di TFR e contributi dei datori di lavoro. Un parametro legato all’attività corrente: più versamenti entravano, più il fondo versava alla COVIP. Con flussi pari a circa 20,5 miliardi di euro nel 2024 (dato COVIP, relazione annuale 2024), l’onere complessivo del settore si aggirava intorno a 10,3 milioni di euro.
Cosa cambia dal 2026
Il decreto PNRR n. 19/2026 (art. 29), convertito in legge il 20 aprile 2026, ha spostato il riferimento dai flussi annuali all’intero patrimonio accumulato. La delibera COVIP del 18 marzo 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 maggio 2026 (n. 103), ha fissato l’aliquota allo 0,06 per mille del totale delle risorse destinate alle prestazioni al 31 dicembre 2025.
L’aliquota, quindi, è scesa: da 0,5 a 0,06 per mille, poco più di un ottavo della precedente. Il prelievo complessivo, però, è aumentato. Il patrimonio complessivo delle forme pensionistiche complementari si attestava a circa 243 miliardi di euro a fine 2024 — circa quindici volte i flussi annuali. Applicando lo 0,06 per mille a questa base, l’onere stimato per il settore sale a circa 14,6 milioni di euro: +42% rispetto all’anno precedente, nonostante l’aliquota sia scesa di oltre otto volte. Il rincaro non è uniforme tra le categorie: secondo le simulazioni di MilanoFinanza su dati COVIP 2024, i fondi preesistenti — quelli istituiti prima della riforma del 1993, con le masse più consolidate — subiscono l’incremento maggiore (+82%), mentre i PIP di nuova generazione registrano l’aggravio minore (+23%).
La base di calcolo varia per tipologia di forma pensionistica:
- Fondi negoziali e aperti, fondi preesistenti con soggettività giuridica: attivo netto destinato alle prestazioni (ANDP)
- PIP di tipo unit linked: valore complessivo delle quote in essere
- PIP di tipo tradizionale e fondi preesistenti gestiti tramite polizze: riserve matematiche
Il decreto fissa un tetto massimo dello 0,1 per mille sul patrimonio: la misura potrà quindi aumentare nelle delibere future, entro quel limite, senza necessità di nuovi interventi normativi. mille: la misura è quindi suscettibile di aggiustamenti futuri, entro quel limite.
Cosa cambia per chi ha investito in un fondo pensione
Nulla, direttamente. Il versamento è un obbligo degli operatori, non degli iscritti. Nel tempo, un maggiore onere di vigilanza potrebbe riflettersi in misura marginale sui costi del fondo e quindi sui rendimenti netti — ma l’entità dipende dalla politica di ciascun gestore. La previdenza complementare mantiene nel 2026 i suoi vantaggi fiscali principali: deducibilità dei contributi fino a 5.300 euro annui, tassazione dei rendimenti al 20% (contro il 26% delle altre forme di risparmio finanziario) e regime agevolato sulle prestazioni finali. Il nuovo contributo COVIP non modifica questi parametri.
Foto di Steve Buissinne





