Federal Reserve, taglio dei tassi a supporto della crescita

La Federal Reserve procede con il taglio dei tassi e come da attese abbassa di un quarto di punto i tassi dei Fed Funds, confermando la linea di prudente allentamento.

Il comunicato che accompagna la decisione del board della Federal Reserve descrive un’economia americana forte nei fondamentali ma minata dalle vicende internazionali. Nonostante gli spifferi l’istituto governato da Jerome Powell rivede al rialzo le stime di crescita sia per il 2019 che per il 2020 (rispettivamente +2.2% da +2.1% e +2.1% da +1.8%) con una sostanziale stabilità sia del tasso di disoccupazione che dell’inflazione.

Da un lato il mercato del lavoro forte ed una resistente domanda interna continuano ad essere gli “anticorpi” che consentono agli USA di proseguire nel proprio cammino di crescita. Dall’altro lato le spese per investimenti delle aziende e l’export soffrono a causa delle tensioni internazionali e del clima di incertezza sulla crescita mondiale. Sullo sfondo il livello dei prezzi si mantiene sostanzialmente stabile e sotto la soglia del 2%.

La Fed puntualizza che il proprio mandato è legato al controllo del livello di disoccupazione e dell’inflazione, riconosce che la congiuntura internazionale presenta elementi di incertezza e giustifica così la decisione di procedere con il taglio dei tassi, abbassando dello 0,25% il tasso di rendimento dei Fed Funds.

Sul futuro – probabilmente il paragrafo che meno è piaciuto ai mercati – la banca centrale statunitense non si sbilancia, trincerandosi dientro alla diplomatica promessa di vigilare sull’evoluzione del quadro macroeconomico nazionale ed internazionale. In particolare Powell ricorda come ogni decisione verrà presa in base ai segnali che arriveranno dal mercato del lavoro, dall’inflazione e dall’evoluzione della situazione finanziaria ed economica internazionale.

L’ira di Trump non si è fatta attendere ma la decisione della Fed sembra perfettamente in linea con la situazione macroeconomica. Il board ha deciso con una maggioranza di 7 contro 3. Dei contrari, un solo membro (Bullard) spingeva per un allentamento più corposo, mentre gli altri sostenevano l’opportunità di mantenere inalterati i tassi di interesse.

Sono andate deluse le attese di chi si aspettava l’annuncio di misure “non convenzionali”. A sollecitarle erano state le operazioni sul mercato interbancario condotte dall’istituto centrale tra martedì e mercoledì. La Fed è infatti tornata, prima volta dopo la crisi del 2008, ad intervenire sul mercato per calmierare i rendimenti dei prestiti a brevissimo termine schizzati improvvisamente verso l’alto. Un’operazione in REPO da 128 miliardi di dollari che non ha avuto, però, cause sistemiche ma congiunturali: un rastrellamento di liquidità da parte delle imprese statunitensi per far fronte alle imminenti scadenze fiscali.

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